venerdì, maggio 16, 2008

I due dell'apocalisse rossa: Sotto le mentite spoglie del giornalisimo di cordata.

Pensavate che il comunismo fosse finito con la caduta del muro di Berlino, che la falce e martello fosse stata svenduta ad un antiquario di fortuna durante l'ultima disastrosa debacle elettorale, che il secolare tentativo di sovvertitre il sistema fosse stato incenerito dalla prematura scomparsa dei no global dal panorama sovversivo... e invece NO! Pantarei!! avrebbero detto gli Ellenisti, Transformers!! direbbero i post moderni. Tutto scorre, passa, no, assolutamente no!! Tutto si trasforma!! ecco la ricetta per vivere e rivivere le nove vite dei gatti. Per una ideologia sepolta ne corrisponde un'altra fatta di inciuci e di inchiostro, pronta a raccontare, demonizzare, intercedere affinchè il piano originario non muti. Michele Santoro ci ha abituati bene, Marco Travaglio ci sta abituando meglio, bissando il suo record di proclami. Dopo il presidente del Senato Schifani, esponente diretto del berlusconismo, il neo blasonato giornalista se la prende con l'ex ministro della giustizia Castelli: "Libro alla mano, Travaglio ha detto che «la Corte dei Conti ha chiesto a Castelli la restituzione di oltre 98 mila euro» ipotizzando per l'ex ministro della Giustizia il reato di abuso di ufficio per aver assunto una persona del suo paese alle sue dipendenze. «Non si è trattato di una condanna - ha replicato Castelli - bensì di una richiesta del procuratore della Corte dei Conti». Travaglio ha però ricordato che il procedimento è stato bloccato dal tribunale dei ministri, che non ha dato l'autorizzazione a procedere". (Il Messaggero) Quanto trattato in questa seconda puntata del 'Travaglio show', specie per quella sorta di giustizialismo ostentato dal cronista della marionette, sembra uscire da un rendiconto sull'operato di politici di sinistra, specie nel sud Italia. A questo punto, e viste le accuse esplicite rivolte da Travaglio a Castelli, noi ci chiediamo, scrivendo dal sud: per quale strano incantesimo il collega Travaglio riporta fatti attinenti all'azione politica e personale di Roberto Castelli, divenendo cieco e sordo sulle stesse modalità di un  ipotizzato reato commesso e perpetrato per ben tre lustri da Antonio Bassolino? Non sarebbe stato più onesto ed eticamente più giusto menar mazzate da una parte e da un'altra a ragion veduta bipartisan? Ma l'argomento Bassolino a Travaglio non interessa: rosso per rosso è meglio sverdeggiare... A volte mi vergogno di essere un giornalista, ultimamente mi capita più spesso, specie quando sento parlare i due dell'apocalisse rossa...

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lunedì, maggio 12, 2008

Figli di un dio minore: Marco Travaglio, il cronista della politica che non dovrebbe uscire dal palazzo. Cosa non si fa per diventare qualcuno?...

Che i panni sporchi si lavino in famiglia questo lo sapevamo ma che ci sia qualcuno che per forza vuole un lavacro pubblico, specie in politica, questa è una novità a cui ci ha abituati da qualche tempo un giornalista d'assalto come Marco Travaglio. Una lingua tagliente, un cervello acuto, una psicosi unica per Berlusconi e company, manco se il neo incaricato presidente del consiglio ed i suoi adepti fossero tanti criminali di guerra. L'impostazione di Travaglio non si è mai capita, almeno lui è stato bravo a non far intendere al suo interlocutorio le sue reali intenzioni, ma un fatto è scontato: da Luttazzi ad oggi Marco Travaglio ha accresciuto una popolarità da personaggio tv che mai si sarebbe sognato di poter ottenere con il giornalismo spicciolo. Facendo solo il giornalista non avrebbe mai raggiunto quella popolarità di cui gode adesso dopo essersi scagliato, unidirezionlmente, contro l'establishment Berlusconi. Ma chi ha armato e continua ad armare la lingua di Travaglio? Lo so che è stupido chiederselo, però siccome la politica ci ha insegnato a vivere d'aria fritta, almeno cerchiamo di insaporirla in modo tale che non sempre ci vada di traverso. Personalmente ricordo l'arrivo a Napoli di Marco Travaglio, invitato insieme a De Magistris ad una conferenza lo scorso dicembre. Si parlava di rifiuti, di emergenza in Campania e, ovviamente, del suo ultimo libro sulla politica. Mi trovavo in quella circostanza solo in veste di fotoreporter eppure le sue parole, il suo modo di porsi alla platea come un 'sapientino' della clementoni mi irritarono e non poco. Quattro battute  mascherate dal perbenismo di cordata circa l'emergenza rifiuti e poi giù con valanghe di accuse ed improperi nei confronti del 'diablo' di Arcore e del suo enturage. Un copione oramai sgualcito ma che in certi ambienti fa sempre comodo riproporre. Ma forse Travaglio ha ragione: in questo mondo di ladri ed illusionisti, l'unico modo per far carriera nel nostro mestiere è prendere di punta qualcuno e darci dentro con il massimo dela perizia professionale. Prima o poi fotografi e cineopaeratori si apposteranno anche dietro le porte delle nostre case e ci condurranno diritti verso i salotti televisivi più in d'Italia. Che dite? ci provo anch'io?

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mercoledì, maggio 07, 2008

Napoli piazza del Plebiscito: la nuova affacciata del governo Berlusconi. Palazzo Reale la sede partenopea dell'esecutivo nazionale.


Sembra di essere a Piazza S.Pietro, ma invece è solo piazza del Plebiscito a Napoli, una piccola S. Pietro, ma non per questo meno suggestiva e panoramica della visuale che di solito ha Sua Santità Benedetto XVI. Tra qualche giorno, non appena il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano avrà firmato il nuovo governo targato Berlusconi, il nuovo esecutivo si incontrerà a Napoli per tentare di risolvere l'annosa emergenza rifiuti che è tornata alla ribalta dopo il blocco di alcune discariche perchè inadeguate. Ma il nuovo governo, venuto fuori da una tornata elettorale per così dire plebisciataria, ha promesso che Napoli ed il sud Italia in generale, sarà il fulcro dell'azione legislativa immediata. I Napoletani, dal canto loro, non nascondono velleità da capitolini, anzi, un sondaggio effettuato ultimamente da un istituto statistico nazionale ha rilevato un dato in forte crescita: Napoli capitale d'Italia. Questa affermazione, storicamente per nulla ridicola, troverebbe l'appoggio della Lega di Umberto Bossi, per la quale oramai la molto poca sopportazione di Roma 'ladrona' ammiccherebbe alla possibilità costituzionale di detronizzare la città eterna. Comunque vada la disputa, sarebbe il caso di risolvere i problemi di una Nazione dalle Alpi alla Sicilia, prima di passare a dispute di primato. L'Italia era il giardino d'Europa durante il Congresso di Vienna del 1815, adesso, l'Europa ci ha declassati a dependance.

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mercoledì, aprile 30, 2008

I due rami del parlamento guidati da due politici di prestigio internazionale. La domanda: che fine faranno i ministeri? L'incognita della Lega 'ciappa...ciappa'.


Renato Schifani e Gianfranco Fini, due personaggi di indubbio prestigio internazionle si sono aggiudicati, nella giornata di ieri, le presidenze del Senato della Repubblica e della Canera dei Deputati. A questo punto la domanda sorge spontanea: Tolti di torno questi due politici di lungo corso a cui, magari, sarebbe stato oculato affidare un paio di dicasteri, che fine faranno i ministeri dell'imminente governo Berlusconi? Gli accordi tra il cavaliere ed il senatur sono stati finanche troppo segreti, dopotutto la grande vittoria elettorale del PDL è strattamente legata all'esponenziale affermazione elettorale del partito di Bossi. E' semplice attendersi, quindi, che alcuni ministeri chiavi finiscano nelle mani dei 'Lumabard', sottolinendo quell'effetto domino che forse nemmeno Berlusconi si sarebbe mai aspettato. A questo punto noi ci chiediamo: dove è finito il motore separatistico made in Italy? A cosa mai potrebbe servire un federalismo fiscale se esso è in grado solo di grantire che i soldi delle tasse settentrionali restino alle Istituzioni locali? E dov'è il Mezogiorno d'Italia per queste persone candidate a guidare dicasteri nazionali che dovrebbero garantire il nord come il centro e come il sud? Ma la domanda che attanaglia di più le menti degli eccelsi editorialisti italioti è sicuramente questa: Come farà Berlusconi a mediare, risanare e suturare una questione Meridionale inaugurata da Giovanni Giolitti e che non ha mai trovto la piena volontà politico istituzionale per essere definitivamente superata? A volte quando ascolto qualche diciarazione di Umberto Bossi o del suo enturage mi vengono in mente i 'comizi' di Camillo Benso conte di Cavour, chissà perchè... Gian Battista Vico docet: corsi e ricorsi storici...

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martedì, aprile 29, 2008

Politiche e Ballottaggi: i cambi e ricambi storici di una Italia fregata e felice. La riscossa della dinastia Mastella riparte da Benevento
Dal 14 aprile scorso a tutt'oggi abbiamo assisitito ad una vera e propria rivoluzione politica nel nostro Paese che ci ha condotti da un governo di sinistra (perchè il centro non c'è mai stato) ad un governo di centro destra. I ballottggi di queste ultime ore non hnn fatto altro che ribaltare, in alcuni casi anche in maniera eclatante, consolidati monoliti sinistroidi, concedendo  Berlusconi un vittoria generale inimagginabile, moralmente e numericamente molto superiore a quella del 2001. Una minestra, francamente, già riscaldata più volte e predigerita a priori, ma il bello della democrazia sta proprio nella sovranità di chi ha le scatole piene ed ha intenzione di sostituirle. Il Popolo delle Libertà vince un po dapertutto in maniera rilevante, anche in Campania, dove la sovranità oltre ad avere avuto le scatole piene se le è dovute sorbire anche maleodoranti. Ma alla grande festa di Belusconi manca sempre una pedina, quel famoso nocciolo che si arresta tra l'esofago e la trachea e non scende e non sale. E' il caso del feudo longobardo di Benevento, il cui fetido clima politico ha riconsegnato la provincia, detta sannita, al suo vassallo doc. Non l'ha spuntata il senatore forzista Cosimo Izzo detto Mino nei confronti di uno stimatissimo professionista del software ed ex Rettore dell'Università del Sannio Aniello Cimitile. Figura rappresentativa del mondo accademico, ma dal peso specifico nullo in politica, diversamente dal senatore forzista di lungo corso. Adorabile prestigiatore, Clemente Mastella, mai dietro a carrozze funebri, impavido e scaltrissimo politico d'altri tempi che ha carpito subito il segreto del galleggiamento a vista: politicare da casa. Certo sarebbe stata una mega festa anche beneventana per Berlusconi se il buon Clemente non ci avesse messo un pezza in tempo facendo confluire la sua personale percentuale di voti in favore del professor Cimitile. E' inizita da Benevento la riscossa della dinastia Mastella? Si, è chiaro, eclatante, anzi, vi dirò, sarà completa e definitiva con il ritorno in sella del condottiero alle prossime regionali, magari come candidato presidente...

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