martedì, marzo 16, 2004
Il governo dei popoli nelle mani di un manipolo di paranoici millantatori del Corano. L’esempio spagnolo. Per grazia di Dio in Italia non si vota. “Chi dice le bugie non vince”, questa l’affermazione emblematica della sinistra italiana al crollo politico di Aznar in Spagna a seguito delle elezioni politiche di qualche giorno fa.L’orripilante attentato di Madrid, nel quale hanno perso la vita duecento persone, oramai chiaramente firmato da Al Queida, ha evidenziato con estrema lucidità il capovolgimento delle regole politiche, sottomettendo i governi dei popoli al volere di un Allah tridimensionale che, in barba al Corano, combatte a senso unico il mondo occidentale, la civiltà e la democrazia che esso rappresenta.Sembra allora che siamo giunti a quel punto di rottura nel quale per salvare la corteccia non abbiamo più bisogno degli Americani, e men che meno dei Russi, ma, magari, di un Carlo Magno del 21° secolo in grado di fronteggiare le paranoie di una Jihad proclamata a più voci e udita sempre mediante deflagrazioni. A questo punto, l’Iraq, la sua guerra, la sua situazione interna, passa in second’ordine, si tramuta soltanto in un capro espiatorio in grado di avvantaggiare o svantaggiare quel governo o quella opposizione, in grado di spostare voti e consensi su quella persona o su di un’altra, in grado seminare il panico internazionale e di segare le poltrone prima che le teste.Allora potrebbe anche far comodo, in clima d’elezioni, partendo dal presupposto che tutti sono sacrificabili all’altare del potere, operare qualche detonazione e poi scagliarsi contro il governucolo di turno accusandolo di non essere stato all’altezza della situazione e spiazzare così milioni di voti spostandoli, non per certezza ma per terrore, su ciò che fa più comodo.In effetti, se ragioniamo un attimo, cioè se permettiamo alle nostre cellule celebrali di rintuzzarsi ogni tanto, ci rendiamo presto conto che ciò che volevasi che sia in Spagna sarà. Dalle dichiarazioni dei Socialisti vincitori delle elezioni è emerso un chiaro e nitido intendimento di ritirare le truppe spagnole dall’Iraq. In questo caso il terrorismo non solo ha terrorizzato, ma ha anche vinto, ponendosi, noi tutti malgrado, al servizio di quella parte della politica sfavorevole alla permanenza del contingente militare in Iraq. E mentre la grande Spagna, simbolo di civiltà e di grandi tradizioni culturali e sociale piange ancora i suoi morti unitamente alla comunità internazionale, l’estremismo islamico, i vari Bin Laden del pianeta gongolano per aver raggiunto un risultato insperato: aver sottomesso una nazione sovrana ai voleri di un manipolo di esaltati e millantatori del Corano che niente hanno a che vedere con la storia, con la cultura e con il planetario prestigio dell’Islam.Noi Italiani,  popolo dalle gloriose tradizioni latine, patrioti per genesi e per dna, orgogliosi e laboriosi come formiche, diversamente dagli altri popoli non temiamo le guerre sante, avendo in atto  una tempestosa jhad tutta tricolore contro l’ “infedele” inquilino di palazzo Chigi.Per grazia di Dio in Italia non si vota. 16.3.04
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lunedì, marzo 08, 2004
"Rischiano fino a tre anni di carcere «Non andiamo in Iraq», 5 piloti sotto inchiesta". Ammutinamento con regia occulta? Mai tanto fango sul nostro glorioso Esercito. Non abbiamo effettivamente capito cosa sia successo ai 5 piloti elecotteristi dell'Esercito resisi protagonisti, loro malgrado, di un "presunto" ammutinamento, termine per altro di stampo prettamente bellico. Un fatto è certo: in Italia, paese del motto "cadi come il cacio sui maccheroni", l'incresciosa situazione è maturata proprio nell'ambito del dibattito parlamentare sul prosieguo della missione italiana in Iraq. Una circostanza quanto mai emblematica per poter cominciare a definire qualche responsabilità di sorta all'evento. Alcuni media hanno addirittura parlato di un coinvolgimento politico nella decisione dei 5 piloti dell'Esercito Italiano che hanno rifiutato di andare in Iraq. La cosa strana non è tanto la possibilità di una longa manus sull'accaduto, ma il fatto che mai prima d'ora era successo un episodio tanto grave da poterlo definire ammutinamento. Infatti, sia nell'operazione Nuova Babilonia, come nelle precedenti missioni nei Balcani, i rappresentanti dell'Esercito, come degli altri corpi della Difesa, non avevano mai denunciato carenze di qualsiasi genere, men che meno l'incolumità personale. D'altra parte, il discorso sull'incolumità lo possono fare tutti tranne i soldati. A questo punto, la situazione è sfuggita di mano, la Procura militare ha aperto un'inchiesta, il Comando del quale i cinque soldati appartengono ha fatto la stessa cosa, e l'intera Nazione si chiede cosa sia realmente successo intendendo ciò che è stato visibile e ciò che non lo è stato. I soldati infdagati hanno sottolineato:"I nostri mezzi non hanno difese adeguate". Ma cos'è un'altra scoperta dell'acqua calda? Hanno dovuto attendere la missione in Iraq, ed il loro turno di partenza perchè dovessere evidenziare tali carenze? Non è stato forse lo stesso per la missione in Afganistan, o quella precedente nei Balcani, come tutte le missioni nelle quali sono impegnati i nostri soldati?. Perchè proprio adesso? E' un po come se gli Americani, dopo aver perso centinai di soldati in Iraq dicessero: "Ma sai, l'elicottero Apache non è un mezzo sicuro, anzi non ha difese adeguate"! L'immane tragedia di Nassyria ha colpito tutti, tutti noi siamo stati uccisi dentro per 19 volte, ma con ciò non confondiamo l'amore patrio, la devozione al tricolore con l'interessata codardia di chi fa il burattinaio comoddamente appollaiato sugli scranni del potere politico, gestendo persino le divise. Una volta, quando le bombe realmente cadevano e l'Italia era un cumolo di macerie e di morte, ci si ammutinava per aver salva la vita dalla morte sicura. Oggi che la democrazia regna nel Bel Paese si tenta di infangare, con pretesti mirati e dichiarazioni giustapposte, la nostra credibilità, la nostra gloriosa storia, il tanto sangue versato per la libertà. (8.3.04)
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venerdì, marzo 05, 2004
La nuova Scuola a misura d'alunno targata Moratti diventa realtà tra il focolaio di polemiche innescato a mestiere. La Scuola di regime, contro la Scuola libera del 21° secolo. Riesplode la polemica contro una legge che vuole togliere il bavaglio alla Scuola. Il ministro dell'Istruzione Letizia Moratti, non appena appoggiato il palmo della mano destra sulla circolare che detta le linee della riforma, ha riacceso il vasto focolaio di polemiche che gravita intorno al suo progetto di rinnovamento della Scuola italiana. La sua elegantissima stilografica non ha fatto in tempo a raggiungere il lato basso del foglio che già dalla finestra del suo studio ministeriale ha avuto modo di ascoltare le urla in formato slogan dei tantissimi oppositori alla sua riforma, dei quali, forse nemmeno l'1% conosce realmente il testo della nuova legge. Ma essi sono comunque lì a manifestare, ad eseguire degli ordini di scuderia, la quale non si è assunta nemmeno l'onere di spiegare la riforma, almeno come operazione di facciata. Dalle Materne all'Università il grido è uno solo: "Abbasso la Moratti e la sua legge" e ancora "Fatti, non Moratti" e "Moratti co. co. Dè" e "la politica delle tre I: ignoranti, ignari e imbelli". Il ministro, da parte sua, non poteva che esprimersi incitando docenti e studenti alla fiducia, anche in considerazione del fatto che nonostante la capillare informazione sul nuovo decreto, in tanti fingono di non sapere, di non capire e di non vedere. I sindacati di categoria, dalla loro parte, svolgono più il ruolo dei 'masanielli' più che quello dei mediatori, come per genetica del comparto, incitando agli scioperi più che a capire l'evolversi della riforma e la sua calzabilità al sistema nazionale. Questa situazione non è certo collocabile nella volontà sociale di contribuire alla Scuola del futuro, anche in considerazione del fatto che i governi di centro sinistra che si sono succeduti nel tempo non hanno mai preso seriamente una possibile riforma del pianeta scuola, occupati come erano a centralizzarne e statalizzarne anche le mura. Ma in quanti di quelli che calpestano le arterie cittadine sloganeggiando e insultando l'operato altrui ha mai letto l'elaborato della riforma scolastica? Per tale quesito è d'obbligo chiamare in causa la statistica in riferimento ad una concordata male interpretazione del testo legislativo come nella sua lettura di comodo. Infatti, relativamente alle disposizioni approvate dall'attuale governo di centro destra, l'opposizione di centro sinistra ha evidenziato un atteggiamento simile a quello utilizzato dai Testimoni di Geova nell'atto di interpretare la Bibbia. Ma, viceversa dal Libro dei libri, una Legge fatta dagli uomini, per essere calata nel vissuto individuale delle varie realtà, deve essere quantomeno parimenti compresa e sperimentata. Questa è l'essenza della democrazia e della libertà di essere al di fuori di schemi predigeriti e formattati in senso univoco. Strappare la Scuola italiana, come l'Università al gioco della politica, dallo statalismo a tutti i costi, dal feroce razzismo contro le istituzioni private, è cosa assai ardua, come è arduo scrollarsi di dosso quello stampo politico post comunista che ci vedrebbe con gioia fuori da tutto ciò che abbia stelle o strisce. La speculazione politica, che in Italia ha raggiunto oramai il limite storico, ha unto anche la Scuola, il mondo dell'istruzione, lì dove dal dover imparare a leggere ed a scrivere, si è passati rapidamente all'obbligo del ragionamento massificato, al rigido inquadramento della bibliografia consigliata, alla gestione della propria cultura per conto terzi. (5.3.04)
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martedì, marzo 02, 2004
La legge sul terzo mandato destinata a naufragare. Intanto la Campania si prepara al doppio appuntamento elettorale per la tornata europea ed il rinnovo di un gran numero di amministrazioni locali. Nel Sannio le colazioni allargate sono furiere di possibili sviluppi ad ampio raggio. Stando alle voci che si rincorrono nei palazzi romani, l'amata/odiata legge sul terzo mandato dei sindaci dei comuni con meno di 3000 abitanti, o qualsiasi altra forma emendatoria, sta per naufragare. Infatti dalle discussioni emerse nell'ambito degli incontri di maggioranza, pare che non vi sia più alcuna iniziativa che pressi la discussione parlamentare sulle modifiche all'attuale dispositivo in vigore. I riflessi di questo dietrofront legislativo sono maggiormente pesanti in quelle piccole realtà del sud Italia, lì dove i territori comunali sono considerati feudi più che aree da amministrare. Nel Sannio beneventano il riflesso di tale circostanza è più evidente che altrove, anche in considerazione del fatto che gran parte delle amministrazioni locali sono gestite direttamente o indirettamente dal centro sinistra. In queste aree geografiche, il centro destra pur essendo maggioranza nazionale resta minoranza territoriale. Il prossimo giugno la Campania sarà chiamata al rinnovo di tante amministrazioni locali, che solo nel Sannio sono ben 34. Resta difficile fare previsioni di alcun genere alla luce dei risultati della scorsa tornata elettorale. Appare, però, evidente, anche dalle tante notizie veicolate da più parti che nella tornata elettorale amministrativa 2004 la parola d'ordine è "allargamento". Le colazioni allargate e miste sono ormai una realtà ben chiara. Un esempio tra tutti potrebbe essere l'Udeur-AP di Mastella che, stando alle tante congiunture e occhiolini localizzati con la Cdl o con la sola Forza Italia, è quasi improbabile continuare a definirlo un partito di centro sinistra. Lo stesso Mastella, dopotutto, stanco di subire le angherie di una sinistra di cartello, egemone e permalosissima, stanco di fare il burattino nella mani del burattinaio post comunista, cerca con circospezione di ritagliarsi uno spazio nel quale vivere dignitosamente alla luce della sua blasonata tradizione politica. Gli stessi tanti accordi con l'Udeur-AP, come anche quelli stipulati con i centristi della Margherita, evidenziano uno stato di paralisi dell'Ulivo come coalizione politica extra large, costituita non tanto per condividere un progetto politico unitario o una tradizione culturale comune (incredibile?!), quanto per nuclearizzare la figura di Silvio Berlusconi, costi quel che costi. Questa mancanza assoluta di un progetto comune, di una tradizione affine, d'altra parte impossibile, ha finito con lo smembrare gli stessi leader di centro e di sinistra, provocando l'avvio individualizzato delle ostilità contro l'inquilino di palazzo Chigi, in assenza globale di contro ricette o di un programma politico organico da presentare come alternativa. Questo si identifica con quello che Benjamin Disraeli chiamava "Power for Power's sake" (il potere per il gusto del potere). Stessa sorte per il Sannio, dove la classe politica che gestisce il potere sembra essere unita più dagli interessi derivanti dalla gestione diretta dell'amministrazione pubblica, più che dalla volontà di miglioramento di essa. In questo senso la gestione clientelare del potere è stata finanche troppo palese nelle ultime provinciali. Controllare il territorio attraverso i sindaci delle varie realtà locali è un giochino sicuro che non da adito a grossi sbalzi di consenso. E' proprio questo consolidato usus scippatorio del voto che verrebbe meno se la legge sul terzo mandato non andasse in porto in nessuna delle sue modifiche. Una circostanza del genere bloccherebbe, in parte, la vecchia nomenclatura locale dal poter gestire direttamente il consenso mediante il clientelismo. Con tutto ciò la situazione resta abbastanza confusa, anche in considerazione del fatto che ogni possibile chiave di lettura deve inevitabilmente tenere in debito conto le attuali coalizioni allargate, comprese quelle anomale, lì dove destra e sinistra miracolosamente combaciano. Come anche per qualsiasi interpretazione non si po' prescindere dalle varie crisi ed impennate che Mastella sta propinando alla sinistra ormai da indigestione da potere. Sono questi tutti i segnali che vanno letti con lo sguardo rivolto al 2005, anno nel quale saremo tutti chiamati al rinnovo del governo regionale, l'appuntamento più atteso e terribile, la vera verifica che ci traghetterà alle politiche del 2006. C'è da aspettarsi di tutto, tranne che saremmo un anno più vecchi; come si sa l'anagrafe resta l'unica scienza esatta. (2.3.04)
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