martedì, aprile 27, 2004

Incredibile ma vero: con tante nazione presenti in Iraq solo all’Italia è stato chiesto una grande manifestazione popolare contro Berlusconi, il suo governo e la decisione di inviare i soldati in Iraq.
Come a dire: “in politica tutto fa brodo”.

Incredibile ma vero: con tante nazione presenti in Iraq solo all’Italia è stato chiesto una grande manifestazione popolare contro Berlusconi, il suo governo e la decisione di inviare i soldati in Iraq.
Le Brigate “verdi” di Maometto hanno finalmente scoperto le carte, sottolineando una farsa che, a tutt’oggi, purtroppo è costata la vita del nostro Fabrizio Quattrocchi. A qusto punto, in molti si chiedono se vi sia mai stata una reale attinenza tra il sequestro dei quattro connazionali e la nostra presenza a Nassyria. Il dubbio è quanto mai lecito, anche in considerazione del fatto che già qualche esponente della sinistra, come pure alcuni movimenti ad essa riconducibili abbiano voluto rimarcare a chiare lettere le presunte “bugie del governo Berlusconi” in merito alla liberazione degli ostaggi e alla relativa trattativa.
Come da copione, insomma, prima Madrid: il terribile attentato, le accuse di “bugie” del governo Aznar sull’evento sanguinoso, la vittoria elettorale di Zapatero; poi Roma: la cattura degli ostaggi, l’uccisione barbara di uno di loro, le false aperture dei terroristi, la richiusura, le accise di bugie al governo Berlusconi ed infine la richiesta indirizzata al popolo italiano di manifestare contro il suo governo in carica, pena l’uccisione dei restanti ostaggi.
Peccato che in Italia non si vota!
Un fatto è oramai fuori da ogni ragionevole dubbio: abbiamo a che fare con un gruppo di terroristi sui generis, ai quali non sembra interessare la sorte dell’Iraq, men che meno combattere gli Americani direttamente. Il loro unico interesse attuale è sgretolare un governo amico degli Usa e per giunta targato Berlusconi, pur consapevoli del fatto che le nostre truppe in Iraq non sono forze d’occupazione.
L’esistenza di una regia occulta a tutto quello che stiamo assistendo è un fatto scontato. Esistono troppi riferimenti precisi alla politica nazionale, troppe circostanze  vanno a braccetto, tanto è che la mira si è spostata ormai alla destabilizzazione del nostro paese istigando e provocando strumentalizzazioni. Come a dire: ‘in politica tutto fa brodo’.
A questo “appetitoso” piatto di maccheroni mancava il cacio: la richiesta sempre più pressante delle sinistre radicali e di quei movimenti che ad esse fanno capo del ritiro immediato delle truppe, pur nella consapevolezza umana e individuale che un ritiro immediato del nostro contingente non solo rappresenterebbe una vile fuga dalle responsabilità internazionali, ma soprattutto l’anarchia per una terra dove si affaccia anche lo spettro della pulizia etnica.
Ma esiste in Italia una porzione della politica, anche se infinitesimale, a cui possa giovare una situazione del genere tanto da strumentalizzarne persino l’angoscia?
Evidentemente sì! E’ troppo impegnato l’Iraq attuale nelle sue guerriglie urbane e nel suo conflitto ideologico religioso per venire ad osservare le nostre faccende domestiche. E’ chiaro che il binocolo utilizzato dai terroristi è un made in Italy.  (27.4.04)











postato da: rola alle ore 15:59 | Permalink | commenti
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giovedì, aprile 22, 2004

Le ambiguità di Prodi e le preoccupazioni elettorali della sinistra italiana. Senza unità d’intenti e di ideali all’ulivo non spuntano le olive.

Mai tanto scomoda è stata la posizione di Romano Prodi. Mai tanto terrore ha regnato nella sinistra italiana, vero motore dell’opposizione, di perdere i consensi elettorali a seguito delle ultime vicende in Iraq. “Nel Triciclo regna il terrore” titolava qualche quotidiano nazionale; “Con Zapatero o perdiamo voti” l’affermazione poco unitaria dell’Ulivo allargato. Sembra chiaro, allora, che alla sinistra italiana, a quella stessa compagine politica che ostenta l’alternativa al governo Berlusconi, interessa molto di più non perdere voti che di perdere la faccia e la credibilità davanti alla nazione. Oramai è un quotidiano susseguirsi di posizioni diverse, assunte a seconda della comodità politica come a seconda del vento. Lo stesso presidente della Commissione Ue Romano Prodi, nonché leader dell’alternativa tricolore, non sa proprio più cosa dire, affermando per poi negare ogni sua posizione. Adesso, il professor Prodi, con un piede in due scomode scarpe, invoca il ritiro immediate delle truppe, anche se poi non ci crede nemmeno lui; ma la facciata impone un colpo al cerchio ed uno alla botte. Ed è proprio questo che sconvolge in una sinistra dedita più a far cassa (di voti naturalmente) che ad affrontare i problemi reali dei quali non ha la più microscopica idea devota com’è alle percentuali di innalzo o di calo dell’indice di gradimento politico. La crisi irachena, e la missione umanitaria dei nostri militari ha sconvolto i piani dell’opposizione. La cattura dei quattro ostaggi, di cui uno barbaramente assassinato, è caduta come una mannaia sul prestabilito e già predigerito programma di pressing istituzionale per il ritiro immediato dei nostri soldati. Barricati dietro un pacifismo senza pace, ma solo colore, le posizioni politiche intraprese sono state devolute all’altare di una opposizione cieca e sorda, privando il dibattito politico di quella tanto decantata alternativa che, forse non c’è mai stata. Non c’è più dialogo nell’opposizione, non c’è più alcuna intesa sui grandi temi che muovono il paese, ogni tematica nuova o vecchia deve, in un modo o in un altro, evidenziare le eterne spaccature in una coalizione tenuta insieme più dall’interesse comune di abbattere Berlusconi che da ideali o programmi unitari. Il caso Iraq, o meglio il caso italiano dell’Iraq, influenzerà e non poco l’oscillazione dei consensi elettorali in vista delle prossime elezioni europee nel bel paese. L’Europa intera, e l’Italia in particolare, hanno bisogno di stabilità sociale, di fermezza politica, di decisioni atte a non vilipendiare la storia e l’onore. Il “decidere di non decidere”, il vacillare, il cronico mancato accordo restano segni sempre più palesi dell’impossibilità delle sinistre italiane di candidarsi a traghettare il nostro paese verso un futuro fatto di pace, di serenità e di benessere. 22.4.04

 

postato da: rola alle ore 18:57 | Permalink | commenti
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