lunedì, giugno 21, 2004

Nella Cdl è già confronto aperto sul candidato a governatore per la tornata elettorale 2005. Alcuni puntano su D’Amato, ma il centro destra ha bisogno di voti oltre che di eccellenze. I numeri di Mastella

E’ stata aperta subito dopo la chiusura dei seggi elettorali la caccia al candidato governatore della Campania per il 2005. Una tornata elettorale importantissima non solo per la regione, ma anche per quei delicati equilibri che devono condurre alle politiche del 2006. Ma oltre alle considerazioni di carattere personale su nomi d’eccellenza nel panorama civile campano è bene che si badi alle cifre perché la matematica non è una opinione, lo può essere la politica. Al di là dei tentativi di egemonizzazione da parte della sinistra, puntualmente sottolineati anche dal sottosegretario Viespoli, e su cui concorda l’intero polo, alle regionali del 2005 la Casa delle Libertà avrà bisogno di un personaggio che faccia da collante tra una coalizione già stabile e quella fetta di centro moderato che nel centro sinistra non trova adesso e non troverà in futuro più spazio adeguato, anche alla luce dei risultati delle appena concluse europee, ma che in Campania resta una realtà forte e significativa. Quel personaggio potrebbe, senza ombra di dubbio, essere Clemente Mastella, il cui Ap-Uduer rischia una una parte da controfigura nel cine palmares dell’Ulivo. Sa bene Mastella cosa significa la parola egemonia quando riferita alla sinistra, come conosce anche molto meglio quel gioco a rimpiattino della sinistra tendente ad assicurarsi il suo bacino elettorale mantenendo all’esterno della stanza dei bottoni egli stesso e i suoi rappresentanti. Per questi motivi più di una volta furibondo ha minacciato crisi e ribaltoni, mantenendo però le sue intenzioni sempre tra le righe. Ma come si dice, da allora acqua sotto i ponti ne è passata tanta e le cose invece di mutare son rimaste le stesse tanto da decidere di correre da solo alle europee raggranellando, a livello nazionale, l’1,2% dei consensi. Alla luce di questi risultati in percentuale, paragonati anche alla percentuale campana ben più nerboruta di quella nazionale, in considerazione dei giochi al rinnovo che il centro sinistra potrebbe mettere in atto su scala regionale, come anche in considerazione delle ultimissime dichiarazioni rese da Diliberto dei Comunisti Italiani su "una doverosa svolta sinistra dell'Ulivo" viste le percentuali dell'ultima tornata elettorale, Mastella arriva puntualmente al bivio; una specie di ‘tutti i nodi vengono al pettine’. Continuare a permanere nel centro sinistra significherebbe essere escluso dalla corsa alle regionali o, se tutto va benissimo, riottenere qualche contentino per il grande apporto di voti. Ammiccare al Polo invece significherebbe una quasi certa richiesta di candidatura a governatore della Campania con il conseguente e naturale allargamento della Cdl all’unico partito che ha fatto del centro una sua ragione d’essere senza se e senza ma. Questa richiesta di candidatura sarebbe più che scontata anche in considerazione del certo veto positivo di tutti i componenti del Polo, tranne che per il sottosegretario al Walfare Viespoli, per il quale "con Mastella non si vince" (dichiarazione resa al quoptidiano 'Il Mattino'). Anche se qualche giorno fa sul quotidiano ‘Il Mattino’ Caldoro puntava energicamente su D’Amato i riflettori di una plausibile candidatura, ci sentiamo di ricordare nuovamente che la Cdl non ha bisogno solo di volti eccellenti, ma ha bisogno di numeri per ritornare al governo della regione. Questi numeri potrebbero venire abbondanti solo mediante un dibattito di aperture a quell’ala moderata del centro sinistra che non riesce più a rivestire un ruolo politico ed istituzionale, e che ne riveste solo uno imposto dall’egemonica concentrazione di potere. E’ ovvio che a tale scopo c’è chi pensa anche al costruzione di un grande centro delle forze moderate che possano contrastare in Campania il plus valore di una sinistra ben radicata e ottimamente ramificata negli enti locali. Questo, ad esempio, rappresenterebbe un progetto da non sottovalutare, per il quale la concertazione è già aperta e i modi ed i percorsi tutti da definire. In un modo o nell’altro, anche se poi entrambi si compenetrano, una possibile svolta del leader di Ceppaloni potrebbe rappresentare un sostanzioso passo in avanti per la riconquista del governo regionale da parte della Casa delle Libertà. (21.6.04 ore 8:31)

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lunedì, giugno 14, 2004

Europee 2004. Vincono tutti? Chissà! Tra forchette, proiezioni ed exit pool una grande bagarre tra nessun vincitore e nessun vinto.

Dovevano essere semplicemente le elezioni per il rinnovo del parlamento europeo e invece si sono presto tramutate nelle prove generali delle Poltiche del 2006. L’Italia, con una affluenza alle urne spaventosa rispetto all’andamento comunitario (73,6%), si è riconfermata il centro focale della politica, il baricentro del dibattito che esula dagli schemi convenzionali dell’euro parlamento, eppure si trattava di elezioni europee. Una lotta senza esclusione di colpi che ha condotto il centro sinistra ad intendere questa tornata elettorale come un trampolino di lancio dal quale materializzare il sorpasso nei confronti del centro destra.
Dalle urne escono invece dei dati chiari, semplici e di per se difficilmente strumentalizzabili dall’uno o dall’altro fronte. Il partito del Premier è in calo di 3 e se non addirittura 4 punti percentuali; gli alleati di governo vanno molto meglio con AN e UDC che guadagnano enorme terreno in seno alla Casa delle Libertà. Anche la Lega, priva di Bossi, riesce a raggranellare il suo buon risultato. Dall’altra parte del muro, invece, le cose non vanno come sperato e ciò è evidente. La coalizione dei partiti più grossi del centro sinistra perdono terreno rispetto alle scorse elezioni del ’99, attestandosi intorno a quel 31% o giù di lì che era naturale raggiungessero. Crescono i partiti o movimento, come li si voglia chiamare, le cui percentuali vengono innaffiate dai voti derivanti dalle perplessità oltre che dalla novità. Rifondazione Comunista guadagna terreno con oltre un punto percentuale rispetto alle passate elezioni europee, come pure rispetto alle politiche del 2001.
Tutto sommato, calcolando l’indirizzo di questa tornata elettorale e gli esiti oramai scontati per il resto dei seggi mancanti all’appello del Viminale, la doverosa riflessione politica è spartita in due. Da una parte Berlusconi che si è visto mancare una considerevole fetta percentuale dei consensi sul singolo simbolo, cosa che ha avvantaggiato non poco gli stessi alleati di governo; e dall’altra Romano Prodi che, non solo non è riuscito nel sorpasso pur presentandosi con una lista che univa i maggiori partiti d’opposizione, ma sarà costretto nell’immediato futuro a piegarsi alle volontà dell’estrema sinistra che dal pulpito dell’ elevata percentuale di consensi emanerà un diktat dopo un altro in questi due anni che ci dividono dal voto politico nazionale. Ma non solo, e non è finita qui. Infatti i partiti piccolini o movimenti politici che comunque gravitano nell’orbita prodiana hanno già puntato i piedi a terra chiedendo di essere quotati all’interno della larghissima coalizione di centro sinistra.
L’unico enorme punto interrogativo resta sicuramente l’Ap-Udeur di Clemente Mastella che insieme a Martinazzoli ha raccolto (fino all’ora in cui scriviamo) l’1,2% dei consensi a livello nazionale, contro l’1,6 del ’99, attestandosi però nel meridione d’Italia al 3,7% con oltre un quarto di milione di voti e solo in provincia di Benevento al 16,2% dei consensi con 25.500 voti.
Questo ovviamente è un dato interessante alla luce della prossima tornata elettorale per il rinnovo del governo regionale nel 2005.
In conclusione poche sono le certezze nel bel Paese, tra le quali sicuramente: la maggioranza resta maggioranza e l’opposizione resta opposizione. (14.6.04 ore 12:11)







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martedì, giugno 08, 2004

Figli di una Illusione. Il pacifismo che odia la guerra e adora la guerriglia. I controsensi di una gioventù imbottita di simboli e di eroi.

"10, 100, 1000 Nassirya", la sottile linea rossa che lega l'odio del terrorismo islamico per l'occidente, con l'odio tutto tricolore contro Berlusconi. Ma perchè infangare, mutilare e vilipendiare una nazione intera a causa di un viscerale odio per un suo singolo residente? Ogni altro commento sarebbe superfluo, vergognarsi non lo è mai troppo.(5.6.04)

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venerdì, giugno 04, 2004

La politica italiana all’ombra di Maometto. Quella roulette russa che terrorizza chi governa e illude e confonde chi si oppone. Un chiarimento doveroso, oggettivo ed elementare.

 

Chiariamo la mente di qualche lettore poco attento e men che meno smaliziato che si affaccia nei meandri bui della politica da cieco sostenitore di idee che nemmeno comprende, ma che sono trendy. Chi vi scrive non è né giornalista di destra né di sinistra, né appartenente a qualsivoglia ‘elucubration club’, ma semplicemente un romantico sostenitore della realtà oggettiva, quella realtà che spesso passa inosservata davanti agli occhi imbottiti di mitologia politica.

La verità ci passa sotto il naso sempre, ma dipende dalla nostra volontà o convenienza ideologica afferrarla o meno.

Resto reo di affermare cose che con puntualità svizzera si avverano e quelle che non lo sono ancora, credetemi, sono alle porte.

La politica italiana è vittima di una roulette russa giocata altrove, congegnata nei minimi particolari e finalizzata a destabilizzare l’intera democrazia dell’occidente. Caduti tutti nella trappola terroristico-ideologica i due poli sono allo sbando, con la differenza che la maggioranza ha necessità di governare il paese e l’opposizione di fare opposizione e quindi ostacolare qualsivoglia svolta, positiva o negativa che possa giungere dall’esecutivo in carica utilizzando qualsiasi espediente pur di annientare la fiducia degli elettori nei confronti del governo. Ma la sinistra in Italia, e l’opposizione in generale, non ha ancora fatto i conti con le frange politiche estreme, quelli dell’ “hasta la victoria siempre”, quelli che hanno un solo baluardo: ‘Rivolution’; quelli che fasciati con il vessillo della pace deambulano sfasciando tutto ed incitando le forze dell’ordine a picchiarli per poi attaccare il regime connotandolo come fascista. I nostri ostaggi in Iraq, mostrati in video solo quando il dibattito nazionale si infiamma, quando si accenna ad un sorpasso, quando l’esecutivo appoggia apertamente una nuova risoluzione Onu, prossima a venire, ma oramai scomoda per chi l’ha sempre sostenuta quando faceva comodo.

E a voi questa situazione non rappresenta una roulette russa, o una bomba ad orologeria pronta ad esplodere nel cuore del dibattito politico nazionale per terrorizzare chi governa e illudere e confondere che si oppone?

Se per voi non è così allora è evidente che il prosciutto ha completamente sostituito la cornea.

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giovedì, giugno 03, 2004

La sinistra si appresta al sorpasso sulle ali del terrorismo islamico/ideologico. La Jihad tricolore è provvida di risultati.

 

I no global, i pacifisti, gli ostaggi in Iraq rappresentano, in questo fresco giugno 2004 l’ultimo baluardo di una sinistra che si appresta al sorpasso nei confronti di Berlusconi. Un sorpasso intenzionale, quasi perifrastico che, se si materializzasse ci condurrebbe, finalmente, a capire in quale sorta di clima politico viviamo nonostante la democrazia.

Mai alternativa, mai un progetto politico supportato dalla logicità spazio temporale, mai un confronto costruttivo e democratico nell’interesse del paese. Solo inciuci di bassa lega, pettegolezzi da vecchie zitelle, chiacchiericci da borgata e tonnellate di fango vomitato su Palazzo Chigi e sul suo inquilino. Annientare, vilipendiare  e demonizzare: questo il dictat che ha accompagnato la sinistra italiana in questo squarcio di legislatura. Una guerra unidirezionale contro Silvio Berlusconi e contro tutto ciò che egli rappresenta anche sotto il profilo umano.

E se “il fine giustifica i mezzi” allora è comprensibile come i migliori pensatori del Paese, gli intellettuali, i grandi musicisti, il mondo dello sport, il pianeta sindacale e la stragrande maggioranza della stampa tricolore abbiano dato il loro contributo alla ‘guerra santa’ contro l’infedele di Arcore  abboccando a quell’amo che ci ricorda tanto una falce di gloriosa memoria.

Una macchina bellica perfetta, precisa, puntale e rigorosa nella migliore tradizione bolscevica, quando i dettagli ed i particolari valevano più del target.

Occhi spiritati, innaffiati d’odio e di rancore, zigomi gonfi dal miraggio del potere si affacciano sui nostri televisori a vomitare sentenze di abiuro nei confronti del demone filo americano, filo imperialista e filo paperoniano.

E’ una processione continua e indecorosa dei santi marxisti, dei bastian contrari che sull’onda della gioventù bruciata  all’altare della rivoluzione stalinista-chegevariana , considererebbero possibile tornare a governare l’Italia, magari sostituendo le forze dell’ordine con i no global, l’esercito con i pacifisti ed il parlamento con radical chic dall’alzata di mano cremliniana.

Siamo giunti, noi malgrado, ad una situazione paradossale, nella quale a trionfare non è il terrorismo islamico, ma quello ideologico che è riuscito a strumentalizzare persino la jihad diffondendo in occidente deflagrazioni, ma non quelle bombarole, ma quelle dei ‘poteri ombra’.

Sulle ali robuste e nerborute di questo malefico volatile, Bin Laden si trasforma nel braccio armato di Marx a servizio dell’occidente rivoluzionario contro l’occidente bieco seguace della democrazia economico-strategica statunitense.

Uno strano modo di proclamare la guerra santa: allontanarla da Allah. Uno strano modo di sorpassare: demonizzare per unire, terrorizzare per vincere.

 

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