giovedì, luglio 15, 2004
Regionali 2005: Clemente Mastella: "Io, pronto a candidarmi come prossimo governatore". La rivelazione al quotidiano 'L'Indipendente'. Ci aspetta un autunno bollente e zeppo di sorprese.

Come avevamo più volte ipotizzato ed analizzato, anche alla luce delle tensioni dei partiti di centro all'interno dell'Ulivo, Clemente Mastella, leader indiscusso dell'Udeur-Ap è uscito allo scoperto dichiarando la possibilità di un suo coinvolgimento nella candidatura a nuovo governatore della Campania. Le dichiarazioni rilasciate a "L'Indipendente" non lasciano dubbi sulle volontà del politico sannita di dare una svolta "autunnale" alla sua compagine politica in vista delle regionali del 2005. Mastella però non si sbilancia su valutazioni di schieramento, ma le sue puntualizzazioni sono frecce acuminate per il centro sinistra: "... sono stato leale ma la mia lealtà non è stata ripagata. Non posso sempre dare senza ricevere mai". Mastella ha poi ribadito "... auspico una situazione di parità che ora nel centro sinistra non c'è...". Relativamente al corteggiamento da parte della Cdl, nonostante alcuni diktat di facciata, Mastella resta cauto e non si mobilita per aperture che determinerebbero l'abbandono anzitempo di un centro sinistra sostanziato oramai solo dalla sinistra. A questo proposito, come riportato dal quotidiano campano 'Il Mattino', Mastella ha sottolineato "una cosa è fare la corte, una cosa è fidanzarsi...". Ci aspetta, quindi, un autunno bollente e zeppo di sorprese che potrebbe decretare, almeno in Campania, con una presumibile fuoriuscita dell'Udeur dall'Ulivo, il ribaltamento dell'egemonia politica attualmente in vigore. (14.7.04)

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giovedì, luglio 08, 2004

Degli accordi, dei disaccordi e dei tormentoni. Se da un parte si litiga per le idee, dall’altra ci si illude senza. Il leit motiv: sempre lo stesso, tutte le strade portano a Roma.

Un vecchio proverbio recitava: quando il gatto non c’è i topi ballano; sarebbe il caso di aggiungere a questo antico adagio che i topi ballano e tramano anche quando il gatto è malato.
E Gatto Silvio lo è attualmente, con una situazione che si è aggravata in seno alla Cdl anche grazie ai non solo topi ma avvoltoi che svolazzano giulivi intorno ad una salute precaria.
La caduta dell’aquila Tremonti ha fatto alzare in volo uno stormo di cornacchie ad annunciare i tristi presagi e all’ombra dell’ulivo che oramai è solo una quercia, tutti gli scongiuri sono validi e leciti nell’attesa spasmodica della deflagrazione finale.
Oramai siamo giunti all’era del tutti contro tutti, non esistono più colazioni, dall’una e dall’altra parte della barricata si combatte duramente alla ricerca di un premierato possibile o impossibile che sia.
Sarebbe forse il caso, a mente fredda, di parlare del caso Tremonti come di una circostanza studiata a tavolino e rimpinguata di massicce dosi di sano ottimismo da parte di chi, alla luce dei risultati elettorali ultimi, detta regole di visibilità e potere.
L’interim ha dato il mal di pancia a chi si attendeva una convocazione fulminea a palazzo Chigi, come ha provocato la nausea a chi invece, da vice, si sta occupando proprio di economia e mezzogiorno. Sul versante leghista, invece, il tormentone balneare della devolution è ormai divenuta danza della pioggia.
All’ombra della quercia, perché d’ulivo è rimasta solo l’intenzione, si scaldano i motori per l’appuntamento più atteso, il giorno più lungo, quando Berlusconi si presenterà alle Camere.
Tutto è pronto, o quasi, per il grande giorno: la procura di Milano indaga adesso su Marina e Piersilvio Berlusconi per reati che avrebbero commesso in adolescenza; Bin Laden ha imparato l’Italiano per minacciare il bel Paese ed il suo “odiato” governo in carica; Standard & Poor’s affonda l’Italia; tra premier e Follini l’ombra del voto anticipato; la questione del cda Rai. Una miscela sheakesperiana per una tragicomica tutta immersa nella calura di luglio.
Nel querceto, invece, si gongola e si brinda, non curanti delle piaghe virulenti che sviluppano i primi effetti patologici di semi paralisi. La sfrontata egemonia dei DS preoccupa e non poco l’ex premier De Mita; nella Margherita il ‘m’ama o non m’ama’ ha consacrato il non m’ama per niente; i prodiani doc in seno al fiore dell’amore benedicono la federazione ulivista; la sinistra egemone, al contrario, non è più concorde con la leadership di Prodi e tenta di confinare i centristi nel ruolo di asini da soma  porta voti.
Il quadretto è ormai chiaro: se l’attuale esecutivo non riuscirà a trovare una intesa solida e vincolante e non riuscirà a ricomporre i dissidi interni ed a portare termine la legislatura con onore  e rispetto dei patti assunti, l’Italia tornerà nelle mani di quell’uno, nessuno e centomila che nei primi anni di seconda repubblica ha fortemente caratterizzato il maquillage immobilista e nepotista del governatorato politico.











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sabato, luglio 03, 2004
Salta Tremonti e le finanze finiscono ad interim a Berlusconi. La Cdl si placa e l'Ulivo gongola. La classica frittata all'italiana, devolution compresa.

C'era da aspettarselo un finale col botto, e in conclusione la deflagrazione è avvenuta. Dimissioni annunciate quelle di Giulio Tremonti, ex ministro del Tesoro e delle Finanze, un out out fortemente cercato da AN e Udc  e che alla fine ha avuto anche il placet dello stesso presidente del consiglio. Fini e Follini placati, Calderoli e Maroni un po' meno con Berlusconi ad un interim bis alle Finanze. Una miscela esplosiva proprio nel momento meno adatto, quando andiamo incontro all'ammonizione formale dell'Ecofin ed abbiamo ancora il Depf stagnato. Tirando delle sommarie conclusioni possiamo affermare con grande tranquillità che le devote orazioni quotidiane della sinistra in questi tre anni sono state ascoltate e siccome tutto fa brodo una crisi nella maggioranza, che ormai si perpetua da più di un anno, scende come manna rossa sui vessilli che sventolano da 36 mesi un po' dappertutto. Si sa che fare le riforme, ma quelle con la r maiuscola, comporta sacrifici immani e perdita di popolarità. Questa è una delle ragioni per cui la sinistra in Italia non ha mai nemmeno lontanamente pensato di mettere mano a riforme radicali dell'istituzione repubblicana. D'altronde la scaltrezza comunista avrebbe impedito d'istinto un calo dei consensi e l'abbandono delle poltrone. Una cosa va detta, per onore della verità: il governo Berlusconi è stato l'unico esecutivo in questa seconda repubblica ad aver avuto il coraggio di pagare in proprio il salato prezzo delle riforme. E ha pagato, e continua a pagare anche grazie alla demonizzazione continuata e psicotica di tutta l'ala d'opposizione, anche quella centrista e moderata alla completa, oramai, mercè della sinistra. In effetti non viene spontaneo parlare di centro sinistra, quando ci riferiamo all'opposizione politica nazionale, viene molto più limpido parlare di sinistra, poichè quella porziuncola di centro che vi è insita si è ridotta al lumicino anche in considerazione dei risultati delle ultime europee. Tremonti ha fallito, Berlusconi è iracondo, Fini e Follini placano i bollori e mettono a folle, Maroni e Calderoli restano con la marcia inserita a frizione premuta e l'Ulivo gongola di sana gioia candidandosi alla guida del paese non appena la frittata sarà compiuta pur non avendo nè capo nè coda. L'importante è tornare a governare il paese, a rioccupare quelle poltrone che soffrono di nostalgia e  immobilizzare nuovamente il Paese per mantenere ben stretto consenso, popolarità e potere. Riuscirà la Cdl ha ricompattarsi e rilanciare una immagine che spazzi via ogni equivoco e ogni velenosa malignità? E' difficile! Almeno non con la Lega che ormai naviga nel mare magnum della devolution e del federalismo che farà del settentrione d'Italia un'altra nazione facendo riapparire lo spettro giolittiano della questione del mezzogiorno. Il sud 'devoluto' si riapproprierà della denominazione 'Regno delle due Sicilie' per sopravvivere e reggere il confronto con l'economia "northen oriented". Federalismo e Devolution è riforma squisita per il nord, lì dove le regioni sono ricchissime, il territorio super evoluto e le aziende tutte in chiusura attiva. Allora appare ovvio il diktat della Lega che, in un modo o nell'altro, sente forte la necessità di allontanarsi da "Roma ladrona". Inverso il discorso per Fini e Follini, gasatissimi dall'esito elettorale e coscienti del calo del partito traino che è riuscito a tramutare un voto d'opinione in uno di dissenso. L'unico dubbio che resta riguarda proprio la Lega: sarà stato il sentùr glissato dalle posizioni del suo stato maggiore? In ultima analisi, così come stiamo combinati in un panorama nazionale e internazionale l'Italia ha una forte urgenza di stabilità, un ritorno alla serenità istituzionale ed al senso di responsabilità che lega l'esecutivo al paese che lo ha eletto. L'opposizione, da parte sua dovrebbe interrompere questa specie di battaglia di Stalingrado che porta avanti da 3 anni e cominciare ad essere propositiva ed alternativa se ci riesce, individuando i problemi e la sua risoluzione e non le persone e la loro sostituzione.

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