giovedì, settembre 30, 2004

“Cerreto Sannita (BN), sempre più patria dello sragionamento e delle contorsioni verbali?. Agriart: una stupida polemica. Quando la ragion politica perde il lume”.

(Riflessione pubblicata sul quotidiano on line www.valtelesinanews.com e su questo Blog)

La replica del prof. Franco Gismondi e la risposta di Rosario Lavorgna

Caro Rosario,
dopo il tuo approfondimento del 27.09.04 su V@ltelesinanews
, consentimi una breve, serena e doverosa replica. La stima che ho sempre avuto nei tuoi confronti e la certezza della tua onestà intellettuale mi garantisce che leggerai fino in fondo queste brevi note, con animo sgombro da preconcetti: il manicheismo infatti, che spinge molti avversari del Blocco a considerarci sempre e solo degli incapaci, disfattisti e nemici dell’interesse comune; quel manicheismo che fa dimenticare o addirittura fa apparire negativo quel che di buono è abbiamo realizzato, è tipico delle persone di bassa cultura o delle persone in malafede, e tu non appartieni né all’una né all’altra di queste categorie. Non mi aspetto di convincerti, perché sei circondato da tante sirene al cui canto è difficilissimo rimanere obiettivi, ma quanto meno mi aspetto un attimo di riflessione da parte tua. Non mi aspetto neppure la pubblicazione in una pagina facilmente accessibile ai lettori di V@ltelesinanews (l’eventuale pubblicazione in un link riposto, difficile da trovare anche per chi ne conosce l’esistenza, equivale alla non pubblicazione, anzi rappresenta una mancanza di rispetto per chi scrive).
Ma veniamo ad Agriart di Cerreto Sannita.
Senza parlare dell’opportunità o meno di organizzare una rassegna simile, o analoga, oppure somigliante ma non uguale (non foss’altro per l’afflusso di pubblico!) ma certamente contemporanea al primo fine-settimana della Sagra dei Funghi di Cusano, vanno tuttavia ricordate le firme che circa quattrocento cittadini di Cusano Mutri hanno raccolto per protestare contro la manifestazione cerretese. Va anche ricordato che l’amministrazione di Cusano Mutri, in passato, ha fissato a fine aprile la sua sagra di primavera, proprio per evitare la contemporaneità con la Sagra del Virno di Cerreto, programmata per la fine di maggio. Ma questa è una “polemicuccia da bar” sulla quale non è il caso di insistere, come non è il caso di insistere su VALTELESIA, l’unione di ben nove pro loco della valle telesina che, tra l’altro, ritennero opportuno evitare la contemporaneità di manifestazioni dello stesso genere. Del resto ha ragione il sindaco di Cusano Giuseppe Maturo quando, in visita agli stand di Agriart di Cerreto, rimarca che “la rinomata sagra cusanese, oltre a durare molte albe in più dell’Agriart, è pure tutta una altra cosa” (cfr. V@ltelesinanews
). Certo che è tutta un’altra cosa: è arricchita da numerose mostre, da percorsi turistici, da visite guidate; è pubblicizzata a livello nazionale su tutti i mass media; è gratificata da decine di migliaia di visitatori; attiva un notevolissimo flusso di denaro.
E’ vero, caro Rosario, che, come tu affermi, l’amministrazione Gagliardi è stata “ipermetrope”, cioè ha saputo vedere lontano, riguardo alla ceramica. L’amministrazione Gagliardi ha infatti avuto la lungimiranza di valorizzare questo settore, nel quale ha visto possibilità di sviluppo ed opportunità occupazionali. I risultati si sono visti e si vedono sia in termini di aumento del prestigio e del numero di botteghe ceramiche, sia in termini del notevole incremento del fatturato e dell’indotto. Per quanto riguarda le altre e prestigiose produzioni locali invece tu affermi che è stata “presbite”. Intendi dire cioè che ha visto lontano? (oppure volevi dire “miope”?, cioè che non riesce a vedere lontano?). A parte l’eventuale errore nell’indicare i disturbi della vista (errore giustificabile in chi non è esperto del settore), è opportuno ricordare qualcuna delle iniziative messe in piedi dall’amministrazione Gagliardi per sostenere e promuovere l’intera economia Cerretese, in tutti i settori produttivi.
Nell’anno 2000 furono assegnati agli artigiani “locali comunali ove poter lavorare ed esporre i propri lavori in legno, pietra, intaglio, ricamo, uncinetto, pittura, addobbi, mosaico, lavori in ferro battuto ecc. per contribuire alla crescita della comunità cerretese” (delibera di G.C. 94/2000). I locali, nella centralissima piazza S. Martino, rappresentano un’ottima vetrina per far conoscere ai turisti la splendida produzione locale. L’iniziativa, con il nome di “Mostra Permanente dell’Artigianato e dei Prodotti Tipici” ha riscosso e riscuote notevole successo di visitatori.
Nelle edizioni del 2000 e del 2002 della Biennale d’Arte Ceramica Contemporanea, insieme alle opere dei ceramisti sono stati allestiti gli stand degli artigiani della pietra, legno e ferro, oltre a quello dell’Istituto d’Arte con le sezioni legno e tessitura (tu dovresti anche averne documentazione fotografica digitale, se ben ricordo). In tal modo tutti i settori dell’artigianato hanno avuto la prestigiosa vetrina della Biennale per mettersi in mostra.
Stand di artigianato locale erano presenti anche in occasione dell’Anno Intermedio della Biennale ed in varie edizioni di Presepiarte.
La manifestazione “Città della Domenica”, organizzata dal quotidiano “LA REPUBBLICA”, abbinata alla Presentazione dei Vini Rossi della Campania, curata dall’Associazione Turismo del Vino, ha proposto degustazione e vendita di prodotti tipici alle migliaia di visitatori provenienti da tutta la Campania. In quell’occasione, oltre all’esposizione dei manufatti delle botteghe cerretesi che operano in tutti i settori dell’artigianato, si poteva anche vedere all’opera Federico Barbieri, intento a proporre ai visitatori tutte le fasi della lavorazione del ferro battuto. Mi ricordo che la manifestazione, oltre che sui giornali, trovò spazio anche su V@ltelesinanews
, con più di un articolo, anche a tua firma. (A proposito, potrebbe essere interessante per i tuoi lettori poter accedere con pochi, facili click, all’archivio del quotidiano telematico da te diretto).
La manifestazione Maggio Gastronomico, pubblicizzata anche da giornali a diffusione nazionale, è nata proprio per promuovere i prodotti tipici della nostra cucina, e, nonostante sia ancora alle prime edizioni, riscuote già un buon successo (basta chiedere ai ristoratori).
La Sagra del Virno propone, oltre al virno “re dei pascoli d’altura”, anche i nostri prodotti artigianali ed enogastronomici.
Probabilmente avremmo potuto fare molto di più nella promozione e valorizzazione dell’artigianato e dei prodotti tipici cerretesi, avremmo potuto dichiarare “guerra ai poveri” ed organizzare un mercatino dell’antiquariato l’ultimo sabato di ogni mese (non saremmo entrati in competizione con S. Lorenzello perché il Mercantico dura “due albe” mentre il nostro sarebbe durato un solo giorno). Avremmo potuto inventarci “Una Passeggiata Enogastronomica nella Storia”, da tenersi in tutti i fine settimana di settembre e nell’ultimo fine settimana di ottobre. Questa manifestazione avrebbe potuto prevedere la valorizzazione, con degustazione, di prodotti tipici offerti lungo il percorso turistico di “Una Passeggiata nella Storia” e nei pressi delle botteghe artigiane di ferro battuto, pietra, legno. Non saremmo entrati in competizione né con Solopaca, né con Massa di Faicchio, né con Cusano Mutri, né con Civitella Licinio, perché la nostra sarebbe stata una cosa diversa sia dalla Sfilata dei Carri Allegorici, sia dalla Sagra Enogastronomica, sia dalla Sagra dei Funghi, sia dalla Sagra delle Castagne. Abbiamo scelto invece di non “dichiarare guerra ai poveri” e di non creare manifestazioni simili a quelle che, contemporaneamente, già si svolgono nei paesi limitrofi. Nel passato, approfittando del passaggio delle macchine e dei camper diretti alla sagra dei funghi di Cusano abbiamo promosso Cerreto dando ai turisti i depliant con la piantina e le notizie sulla nostra Città d’Autore e il calendario delle nostre manifestazioni.
Caro Rosario, anche noi amiamo Cerreto, e facciamo di tutto perché progredisca. Però siamo convinti che il progresso di Cerreto non può e non deve prescindere dal progresso dell’intera Valle del Titerno, perchè nessuna comunità locale, da sola, è in grado di raggiungere buoni risultati. Lavorando invece tutti insieme si può portare la nostra zona a quei livelli di eccellenza che le risorse umane e naturali di cui è ricca le consentono ampiamente.
Sempre con stima ed immutata fiducia nella tua onestà intellettuale,
Franco Gismondi
Cerreto Sannita 29 settembre 2004

LA RISPOSTA DI ROSARIO LAVORGNA

Egregio Franco,
innanzitutto faccio ammenda dell’errore commesso, cosa che mi ha portato a cambiare la dizione da “presbiopia” ad “acuta miopia”. Ti ringrazio di avermi fatto notare l’errore, anche perché parlare di indotto creato ed averne perso le tracce è cosa assai discordante, specie se quell’indotto di cui si parla non è stato fruibile dall’intera collettività.
Ti ringrazio anche di essere intervenuto in questo mio modestissimo approfondimento che non ha alcuna velleità di critica globale, ma si limita ad osservare le cose da esterno, da Laurentino, cioè ‘Cacanuzzo’ fiero e amante della propria realtà con tutti i limiti e tutti i problemi annessi e connessi.
Se pensi che le mie parole siano state dettate da sirene soggiogatrici, sei fuori strada, si vede che non mi conosci affatto. Quello che sono, quello che faccio e quello che penso lo devo solo ed esclusivamente agli insegnamenti di un personaggio famoso, importante, brillante, presto dimenticato dalla società: Michele Lavorgna, mio padre, il mio unico maestro di vita e di professione che il buon Dio ha voluto strapparmi 17 anni or sono. Non mi sento di indicare altri maestri, o “sirene” come le chiami tu che forgino o stiano forgiando le parole che escono dalle mie labbra e dalla mia penna.
Ritornando alla riflessione su Agriart, nella speranza di essere stato chiaro e nell’aver sgombrato il terreno da facili deduzioni in ordine all’appartenenza politica o ideologica, passo a commentare brevemente (meriterebbe una più lunga analisi) la tua riflessione.
A Cerreto Sannita, ribadisco, la ragion politica ha perso completamente il lume, tanto da contrapporre persino le idee di sviluppo che non hanno nulla a che vedere con la faida politica e la contrapposizione ideologica.
Ma di questo evidentemente nessuno se ne rendo conto. Non è mai bene né male ciò che fa l’uno o ciò che fa l’altro se il tutto è condito di insuperabile astio personale che conduce a pubblicare riflessioni su giornaletti con vocazione da gossip che ignorano l’uno per esaltare l’altro a seconda del vento e delle circostanze.
A questo proposito voglio sottolinearti una mia riflessione fatta qualche settimana fa ad Amalfi nell’ambito di un convegno di categoria sulla comunicazione istituzionale regolata dalla legge 150/2000. In quell’occasione, invitato ad argomentare dal presidente dell’ordine regionale su “Politica, Enti locali e Comunicazione”, ho avuto modo di far riflettere i tanti amministratori presenti nel parterre sul senso della ragion politica e della ragion partitica in seno a tante scelte di carattere amministrativo e sociale. L’esempio portato al vasto pubblico, in una maniera delicatamente celata, è stato proprio la bella città sannita di fondazione, dove il rancore, l’odio viscerale in alcuni casi e la mera ragion politica ha diviso persino le strade, e in questo caso i due corsi principali; omologando esercizi commerciali, bar e luoghi di ritrovo. Non parlando delle occhiate in cagnesco e delle viltà verbali che durante l’ultima tornata elettorale hanno colpito anche il sottoscritto. A questo punto mi sono chiesto, rivolgendo la domanda anche ai tanti rappresentanti di categoria presenti al convegno, quale potrebbe essere la comunicazione istituzionale che deriverebbe da una circostanza sociale tanto penosa e inflessibile.
La società cerretese, come quella dell’intera valle telesina ha a disposizione ben due quotidiani locali, dei quali l’uno si occupa quasi esclusivamente di vendere più copie possibili, l’altro cerca di fare una cernita quotidiana degli eventi da sottoporre all’opinione pubblica perché troppo grosso e importante per occuparsi di vendere giornali. Il motus trainandi di quella che io chiamo politichetta da bar e l’arcinota area editoriale dei Riceviamo e Pubblichiamo, sezione destinata solo ed esclusivamente, a quanto sembra, ai personaggi di gradimento . In questa sezione l’uso della mitragliatrice pesante è d’obbligo, come è d’obbligo, o almeno dovrebbe esserlo per legge, il diritto di replica cercando di sostituire la mitragliatrice all’obice.
Tutto ciò, se da una parte può far sorridere il popolo e far riflettere sugli “attributi” dell’uno e dell’altro, dall’altro canto disorienta la società in merito ad una faida tribale (perché sinceramente non trovo altro termine per definirla) che invece di unire disgiunge, che invece di portare sviluppo, crea solo contrapposizioni anche familiari o se si vuole di clan.
Puoi dirmi tu il contrario? Se per te è diverso provamelo! L’informazione che conosco io, e quella che mi hanno insegnato a fare si poggia sulla realtà, sulla documentata circostanza, su quel feeling personale e professionale che unisce una società e chi deve esportarla all’opinione pubblica.
Mi spiace aver dovuto ricevere da te una risposta corredata da delibere di Giunta Municipale perché è proprio su questo che si adagia la contrapposizione più forte e di parte sull’operato di uno o dell’altro. Non è in questo modo, presentando dall’una e dall’altra parte conti di sviluppo ed azioni amministrative dirette a zonzo che si giunge ad una concreta realizzazione civile, sociale ed economica. Non è “bacchettando” l’uno o l’altro politico locale, come svilendo e vilipendiando l’immagine di politici nazionali che si giunge a quella sinergia di sforzi e di intenti affinché non solo Cerreto, ma l’intera valle possa godere di ciò che gli spetta di diritto.
Ma è evidente che il sottoscritto pecchi di un idealismo demodè, non abituato a considerare gli ingranaggi che giacciono al fondo di ogni azione amministrativa, come quelli che portano centinai di cittadini ad apporre firme per ribellarsi ad un qualcosa che nemmeno conoscono, o di cui hanno ricevuto un indottrinamento parziale.
Concludo ringraziandoti per la stima e l’onestà intellettuale che mi attribuisci e salutandoti cordialmente.
Rosario Lavorgna

San Lorenzello, 30.9.2004
































postato da: rola alle ore 11:22 | Permalink | commenti
categoria:
mercoledì, settembre 29, 2004

Regione Campania: …e Mastella volò sul nido del Cuculo. Le poltrone placarono l’ira funesta del pelide Clemente. De Flavis: “Mastella? Un feudatario di partito simpatico quando no si comporta da Barone”.

  

La faccenda, assai controversa e oscura, dell’ex assessore regionale De Flavis ha finalmente gettato luce su molte delle ombre sapientemente diramate durante l’Udeurfest di Telese.

La sopportazione al limite dell’inverosimile è sfociata in quelle contro deduzioni che poi tutti si attendevano per mera logica politica. Non che ci si creda totalmente, ma ai dati di fatto, come alle dichiarazioni rese in via ufficiale, diventa difficile opporre elucubrazioni di qualsiasi genere. Per cui, stando ai fatti, e, ovviamente, alla carta stampata, Clemente Mastella ha giurato fedeltà assoluta al centro sinistra bassoliniano in regione Campania. Spogliatosi da tutte le velleità di governatorato, e intascata la promessa di un a valenza maggiore all’interno della coalizione, il leader del campanile ha trovato il coraggio di snobbare De Flavis, tanto da trasformare la circostanza in una questione puramente politica.

La questione che però viene al naso prima di tutte quelle collegate esclusivamente alla faccenda De Flavis è sicuramente legata alle esternazioni convinte del numero uno dell’Udeur: “Resto nel centro sinistra e appoggerò Bassolino. Tutto il resto è un capitolo chiuso”.

Sinceramente, e personalmente non mi sento di credere ad un diktat tanto roboante e scontato se si considera l’attinenza con l’imminente tornata elettorale regionale. Un fatto però è certo: Bassolino ha dovuto lavorare ed elargire parecchio per ritrovare l’appoggio e l’assenso incondizionato di un partito che in Campania rappresenta l’esempio limpido ed incontrovertibile di feudo.
Ma nonostante che lo strappo sia stato ricucito il governatore fa più fatica di prima a mantenere unita una maggioranza che non lo è affatto. Restano infatti appese ad un chiodo le situazioni più critiche di Rifondazione Comunista e Pdci che pesano e non poco su di un presidente in quota DS.

Se qualche poltrona in più ha placato l’ira funesta del pelide Clemente, quante ce ne vorrebbero per addolcire quell’ala della sinistra che poco ha gradito l’appena conclusa beatificazione di Mastella a paladino campano del centro sinistra?

“Bella faccia tosta la sua – continua De Flavis su ‘Il Mattino’ – fa lo show contro le consulenze e poi impone amici ed alleati dove può”.

Ma questo non ce lo doveva dire De Flavis, come pure poteva evitarci le frecciate acuminate su incarichi di sanniti incompatibili presso l’Arpac. Il tutto ha il sapore del classico ‘sputo nel piatto dove si è mangiato’ a lungo, e poi una situazione di questo genere è nota anche a chi non ha nessuna dimestichezza della realtà politica nel mezzogiorno d’Italia.

In tutto questo, l’unica amarezza che può essere espressa senza ledere e senza togliere niente a nessuno riguarda il bel sogno del grande centro, la grande casa di tutti i moderati, quella coalizione in grado di portare in soffitta le velleità di governo di una sinistra che in Campania è sempre più incline ad egemonizzare più che servire.

 


postato da: rola alle ore 12:08 | Permalink | commenti (2)
categoria:
lunedì, settembre 27, 2004
Cerreto Sannita (BN), sempre più patria dello sragionamento e delle contorsioni verbali? Agriart: una stupida polemica. Quando la ragion politica perde il lume.

Alla bella e famosa città di fondazione mancava l’appellativo di patria dello sragionamento. Ma il motivo è giunto puntuale e giustapposto se si pensa all’appena conclusa manifestazione di Agriart. Un momento interessante ed unico nel suo genere di promuovere l’intera tradizione culturale, artistica e artigianale del Sannio, partendo dai prodotti più famosi di questa terra: la carne, l’olio d’oliva, la prelibata produzione casearia, come anche gli insaccati ed i prodotti da forno. Ma c’è chi, in tutto questo, è riuscito a strumentalizzare una polemicuccia da bar in completa assenza di motivi reali e riconducibili a qualcosa. Basta leggere qualche newsgossip pubblicato su di una testa locale per capire il senso di una madornale cantonata, frutto di una ragion politica che raramente coincide con il buon senso. Un fuoco fatuo, innescato dall’ala intransigente dell’opposizione al governo cittadino che, pur di pubblicar dissenso su iniziative di interesse collettivo, è riuscita a tirare in ballo l’ormai internazionale sagra cusanese dei funghi. Come se la concomitanza degli eventi avesse potuto alterare l’immenso flusso dei golosi verso la cittadina montana. E’ evidente che gli autori della debacle verbale non si sono nemmeno resi conto che, al di là di tutto la rinomata sagra cusanese, oltre a durare molte albe in più dell’Agriart, è pure tutta una altra cosa, come rimarcato dallo stesso primo cittadino Maturo in visita agli stand cerretesi. Ma forse, a questo punto, e non riuscendo a trovare alternative agli inebriati presagi di sventura indirizzati all’attuale dirigenza del palazzo S. Antonio, potrebbe essere il tutto ricondotto ad una invidia di fondo che ha permesso, in passato, una ipermetropia per la ceramica ed una acuta miopia per tutte le altre e prestigiose produzioni locali. Agriart, come al solito, è stata una ennesima circostanza nella quale si è persa una ghiotta occasione per stare zitti.

postato da: rola alle ore 12:32 | Permalink | commenti
categoria:
mercoledì, settembre 22, 2004

Crisi e contro crisi: la farsa politica regionale e lo sconcerto degli elettori alla vigilia della grande saga elettorale con l’incubo PPE. Bassolino e Mastella allo stesso bivio.

Che il governo regionale della Campania viva un periodo di incertezza istituzionale e politica questo l’avevano capito tutti, ma ciò che invece non ha capito nessuno è il motivo di cotale frastuono che regna a Palazzo S. Lucia. Sarà l’incubo “sinistro” del PPE italiano o di quello squisitamente regionale? La ragion politica non basta a spiegare la polpetta creata ad hoc per disorientare un elettorato che nella prossima primavera sarà chiamato a rinnovare il governo della regione. Tra maggioranza e opposizione si è ai ferri corti, come ai ferri corti sono giunti anche gli stessi rappresentanti della coalizione di centro sinistra che tiene in sesto l’esecutivo. Bassolino, padre padrone della situazione, non è più congeniale alle velleità d’immagine dell’Ap-Udeur di Mastella, ad esempio, come anche nel caso di Rifondazione, la percentuale dei consensi lievitata alle scorse europee, non trova corrispondenza con l’effettivo potere incarnato nelle stanze regionali dei bottoni. Ma, come è nelle migliori tradizioni della politica tricolore, per una maggioranza che si frantuma c’è sempre una minoranza che non si accorda e che non si accorpa. Sembrerebbe un contro senso, ma oramai in questo nostro Paese siamo abituati a tutto. Mastella fa una fatica sovraumana ad uscire da un “centro”sinistra che lo ignora e lo accarezza a fasi alterne; non si fida del centro destra governato dai diktat leghisti di Calderoni e company; non ha però nessuna intenzione di perdere la roccaforte sannita, lo zoccolo del suo elettorato. Lancia la pietra e si nasconde il leader di Ceppaloni, cerca distensione come gli sguardi del governatore, taciturno e sicuro che Clemente continuerà in eterno a portargli i voti giusti per permettergli di pensionarsi a Palazzo S. Lucia. Non solo Mastella è al bivio obbligatorio delle proprie certezze, ma anche lo stesso Antonio Bassolino si trova ad affrontare la coscienza e la convenienza di determinate scelte. Scendere in campo con il professore bolognese alle prossime politiche, rischiando di bruciare il fondo schiena, o ripresentarsi governatore di una regione che deve ancora stabilire equilibri e ribaltoni imprevisti? Un dato è certo: per quanto siano incomprensibili ai comuni mortali le fuoriuscite di assessori dell’uno e dell’altro schieramento, il polpettone politico generato da tali circostanze sembra aver raggiunto lo scopo per il quale è stato messo in piedi: confondere e disorientare sia gli elettori, sia i partitini di piccola taglia che compongono i vari schieramenti. La confusione maggiore, secondo noi, è data e alimentata quotidianamente dalla possibilità della famosissima grande casa dei moderati, un mega centro dove confluirebbero la magna pars degli ex DC,compresa Forza Italia che, volere volare resta il primo partito in Italia. Questa situazione, se fosse ideata nel senso stretto del termine porterebbe un ribaltamento tale che la competizione elettorale tra sinistra e centro non avrebbe storia. E’ proprio contro questo possibile PPE italiano, a per il momento solo regionale, che lavora la sinistra, cercando di scongiurare con ogni mezzo una corporatività partitica che condurrebbe inevitabilmente le sinistre e tutti i mini schieramenti satellite a pensionarsi minoranza del paese.

postato da: rola alle ore 15:20 | Permalink | commenti
categoria:
venerdì, settembre 10, 2004
Al Queda il terzo Reich mediorientale. L’olocausto della libertà.

Al Queda, una guerra psicologica per testare i nervi occidentali, una scaramuccia del terrore continua e mai paga di risultati, un sentimento di odio profondo nei confronti di un occidente reo di navigare nella libertà delle idee e delle azioni. La più grande e capillare cooperativa dell’orrore umano, Al Queda, è pronta a rivendicare le sue conquiste, ma non quelle ottenute su un plausibile campo di battaglia, ma quelle annegate nel sangue degli innocenti, dei bambini, della gente comune che, con l’imperialismo o con il conflitto di religioni non ha nulla a che vedere. E’ così, dal martirio del mondo che non c’entra nasce l’idea satanica di aver battuto chi non si è nemmeno incontrato. Urla alla vittoria Al Queda dai suoi covi scavati nei meandri della terra, nelle brulle montagne dell’Afganistan, emana sentenze come un dio parziale e monoculare, un terzo Reich mediorientale, verso una shoa nascosta, blindata da stragi anonime difficilmente perseguibili dal mondo libero. E sulla stampa internazionale rimbalzano i volti noti dei macellai del 21° secolo: Il numero due di Al Qaeda, Ayman Al Zawahiri, è apparso in un video trasmesso dalla tv del Qatar Al Jazeera. Alla vigilia delle elezioni presidenziali in Afghanistan, il braccio destro di Bin Laden ha detto che Al Qaeda "controlla gran parte del Paese". Zawahiri, che ha parlato per alcuni minuti, ha poi aggiunto che "le forze americane hanno movimento limitato su tutto il territorio". Parole simili sull'Iraq: "Gli Usa sono vicini alla sconfitta". Ma questa non è una guerra per la liberazione dell’Afganistan o dell’Iraq, è qualcosa di più: è un risveglio dal sonno millenario della gloria, un incubo che sta togliendo al pianeta la voglia di sorridere, di vivere, di fare, una mannaia calata sulla testa di un intero emisfero reo di vivere la sua vita e le sue regole. Bin Laden come Hitler, una smania demoniaca di primeggiare, terrorizzare, annientare il mondo ostile e debole in confronto all’onnipotenza delle idee dettate dalla follia.

postato da: rola alle ore 10:38 | Permalink | commenti
categoria: