“Benevento e il Sannio locomotiva dello sviluppo”. L’Istat beatifica l’occupazione: “Sannio da record”. Ma quale, quello degli ologrammi? Benevento, il neo cantone svizzero nella Campania dei record al contrario.
In politica le premonizioni non hanno senso, gli exit pools nascondono stratosferiche delusioni, gli orientamenti elettorali rappresentano l’handicap della statistica come scienza, per cui è sempre difficile argomentare sull’umore pubblico senza considerare i fatti.
Un esempio tra tutti di drammatizzazione pre,in e post elettorale è rappresentato in Italia dalla regione Campania, simbolo di ciò che demagogicamente chiamiamo politica.
Una area geografica elettoralmente blindata; feudo secolare di Mastella e passata nel filtro del “nuovo” modo di far politica emerso dalle urne nel
E mentre lo scaltro sottosegretario al Lavoro applaude il Sannio sulle colonne della carta stampata come fulgido esempio di ‘cantone’ tricolore, la regione affonda nelle sue percentuali di disoccupazione record e di mala gestione pubblica da record.
E’ evidente che la gioia smisurata del sottosegretario di stato ed ex sindaco di Benevento è riferita a qualche sporadica assunzione sponsorizzata dalla politica, a fronte delle decine di migliaia di giovani che ciondolano quotidianamente.
Le buone intenzioni dei politici promoter, dei parlamentari ridotti a meri numeri su scranni istituzionali, le aspirazioni dei giovani e le magre disillusioni post sufragio rappresentano l’unica vera ‘conditio sine qua non’ avrebbe senso chiamarla Campania.
Allora, e stando a queste poche considerazioni, frutto di una visione realistica delle cose, potremmo rivolgere al rappresentante del governo un solo semplice quesito: “Il Sannio nelle sue affermazioni è un po’ una Svizzera campana. Può provarlo?”
Ovviamente il quesito conclusivo, per essere fagocitato da addetti e non ai lavori, dovrebbe essere corredato da nomi e cognomi, aziende che hanno assunto, dove hanno assunto, di che si occupano, l’elenco dei promoter di cotanto benessere e se tali assunzioni sono state condizionate dall’obolo delle agenzie di ‘main power’.?
Sarebbe oltremodo interessante approfondire questo argomento anche in considerazione del fatto che le altre province ignare di tanta manna possano almeno imitare la tanto decantata escalation del Sannio.
E’ proprio questa volontà di propinare ologrammi di realtà non concrete a determinare orientamenti avversi e oscillazioni di consensi che, già da tre anni a questa parte hanno provocato la più che diminuzione dell’indice di gradimento della deputazione campana di maggioranza, rea di una incapacità sostanziale a promuovere il territorio ed i suo inquilini.
Il cambio generazionale, oltre che di colore nella politica nazionale voluto e conquistato nel 2001, si è andato lentamente trasformando in disaffezione e disillusione da parte degli stessi elettori artefici del cambiamento che, ovviamente, attendevano di essere valorizzati, promossi e magari anche aiutati nel labirinto a forma d’imbuto del mondo del lavoro.
E questo è un dato di fatto, diversamente dai trionfalismi da Sannio “traino” dell’economia regionale, e con un pizzico di fantasia in più, nazionale.
In questo senso le propagande dei due poli si assomigliano molto, specie se si considera alcune certezze che sono tali solo per pochi illuminati.
La nostra tara ereditaria è proprio rappresentata da questa infausta circostanza: vivere la nostra vita , le nostre aspirazioni, le nostre legittime necessità di emergere chiusi in palloni aerostatici gonfiati con l’aria delle promesse e delle illusioni oniriche del politico-promoter di turno.
E’ questa l’unica vera bilancia che governa l’orientamento elettorale, intelligenza malgrado.




