mercoledì, dicembre 29, 2004

Caso Ap-Udeur: iniziate subito le operazioni di ricucitura e rifinitura. Castegnetti: “Clemente, siamo tutti nelle tue mani”. Questioni di Tattica strategica.

Solo DS e Margherita si sono svincolati dalle frenetiche operazioni di ricucitura con l’Udeur di Mastella. Una caso politico ed umano allo stesso tempo che ha condotto molti leader, piccoli o medi che siano, ad implorare il ritorno del roccioso sannita nella Grande Alleanza democratica che di democratico ha veramente poco.
L’unico ha far sentire la sua voce in maniera piena e non velata dalla vergogna è stato Castagnetti che, dimesso per un attimo l’abito da fustigatore quotidiano del Berlusca, ha indossato il saio dell’umiltà proferendo suppliche al buon Clemente.
Da parte sua il sindaco di Ceppaloni e vice presidente della Camera dei Deputati fa orecchie da mercante, e se da una parte non vede l’ora di tornare nel centro sinistra con un sostanzioso bagaglio di lasciti politici, dall’altra gli intriga l’idea della corsa solitaria a palazzo S. Lucia, anche in considerazione delle percentuali piene e senza l’obbligo della condivisione, ed in vista di quello che potrebbe essere un successo secolare per un partito che dallo status quo sta ricevendo lodi e adepti.
Tutti oggigiorno, e non solo noi giornalisti, vorremmo essere comodamente seduti tra le cellule celebrali di Mastella e carpire i segreti e le decisioni che si colorano via via sul suo volto da furbetto.
A questo scopo, in molti, iniziano a pronosticare (perché non ci resta altro) un repentino rientro del Campanile nella coalizione di centro sinistra, anche se questo significherebbe recitare un de profundis a Bassolino.
Strana è in questo clima la posizione del Presidente del Consiglio e neo dimissionario presidente del Milan che, tra le altre cose, si è espresso invitando Mastella ad andare per la sua strada “Con Mastella neanche una telefonata, lui farà la sua strada”.
E’ evidente, a meno che non si tratti di una manovra distraente, che l’invito fattogli recapitare via Bondi sia scaduto da tempo, e forse anche il dato politico che una corsa solitaria dell’Udeur in Campania significherebbe la possibilità di una vittoria storica del centro destra.
Ma questi, come tutti gli altri, sono calcoli privi di fondamento e di dati politici certi, specie perché vengono fatti a molti mesi di distanza dalla tornata elettorale.
Perdere Mastella in Campania, volendo ragionare in termini di tattica strategica militare, significa per la sinistra spezzare volontariamente la catena politica che unisce le Istituzioni territoriali e permettere che parte della coalizione combatta per conto suo. L’immenso buco lasciato aperto tra Gad e Udeur risulterebbe come una sorta di breccia di Porta Pia per il centro destra che non avrebbe più ostacoli nell’inserirsi nella catena riannodando ed espandendosi.
Mai come adesso l’Ulivo campano, e di riflesso quello nazionale, si trovano ad affrontare un dilemma ingarbugliato e di difficile soluzione. I due perni della controversia restano Bassolino e Mastella: sacrificare la visibilità e l’immagine istituzionale del primo o garantirsi la percentuale e la tenuta della catena del secondo? Shakespeare docet.











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martedì, dicembre 28, 2004

Mastella lascia il centro sinistra. “Siamo stanchi di stare in cantina”. La Gad perde il pezzo determinante per vincere in Campania.

Una situazione ampiamente prevedibile quella che si è materializzata nell’ambito dell’incontro nazionale dell’Ap-Udeur svoltosi a Roma che ha decretato all’unanimità l’uscita dal centro sinistra e da quella Gad che, a tutt’oggi, non aveva saputo concedere linfa al partito di Clemente Mastella.
Il dato è tratto, per dirla alla maniera imperiale, il Campanile viaggerà da solo alla prossime regionali della primavera 2005.
Il dato politico, però, non si è certo costruito durante l’ultimo incontro di Roma, si è bensì arricchito di malumori e malesseri ‘poltronari’ che già da tempo agitavano le chete acque dell’Ulivo. Nessuno ha voluto mai parlarne apertamente per non dover affrontare un problema troppo grande per le velleità di potere e di governo della coalizione di centro sinistra.
Ed è proprio da questa mancanza di confronto diretto tra le parti, di questa rinnegata volontà di distendere il nervo dialogale che Mastella ha colto il momento propizio per defilarsi da un centro sinistra che in realtà è solo sinistra che conduce aggiogati i centristi porta soma e porta voti.
Il livore del politico sannita è tracimato in una piena inarrestabile alimentata da un vero e proprio ‘tzunami’ politico che ha fatto da comodo cuscino all’ennesimo ribaltone.
“Siamo stanchi di stare in cantina” ha commentato Mastella, così come avevano già fatto la totalità dei delegati giunti a Roma per il confronto.
Un dato è oramai certo: la Gad ha perso il pezzo determinante per vincere in Campania, quel partito con una percentuale di consensi pari, o giù di lì, a quelli ottenuti da Forza Italia.
Il centro sinistra ha commesso un gravissimo errore a lasciare che Mastella andasse via dalla coalizione, a meno che l’Ulivo non sia più interessato alle sorti della Campania, ma pensi ad arroccarsi altrove. Dopotutto la situazione in regione non è delle più rosee e sembra che lo stesso governatore Bassolino sia stato messo da parte sia dal partito che nella considerazione generale della stessa Gad.
C’è, infatti, chi sostiene che  l’ex ministro Bassolino sia stato silurato nelle sue velleità di correre insieme al professore bolognese, e gli sia stata offerta l’unica plausibile opportunità di ripresentarsi a Palazzo S. Lucia.
La decisione di Roma, in ogni modo, non solo compromette i piani strategici del centro sinistra in Campania, ma mette lo stesso Mastella nelle condizioni di doversi costruire un consiglio regionale ad hoc nella sua lista politica. Questo significa l’impiego degli uomini e delle donne più in vista nel partito, tanto da garantire la copertura dei consensi ed il raggiungimento di quella percentuale sicura di voti. In questa campagna di tattica e strategia elettorale, il Sannio rappresenta lo zoccolo duro, il cuore del feudo, dove Mastella potrebbe attingere, tra l’altro, uomini da schierare.
Non ci sbalordirà, infatti, se il leader del Campanile dovesse decidere la discesa in campo di molti sindaci e consiglieri provinciali, d’altra parte tali cariche rappresentano un budget importantissimo di preferenze e di orientamento elettorale.
Ma alle elezioni manca ancora molto, per cui non ci sbalordirà nemmeno se Mastella dovesse decidere di non essere poi così solo...












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giovedì, dicembre 16, 2004

Nel centro sinistra è gelo artico contro Mastella. Per bocca della Bindi l’esortazione delle sinistre al leader del Campanile: “Vigliacco, vergognati”. Un colpo durissimo, ma il vicolo è cieco e le regionali sono alle porte.

  

E’ gelo artico tra il centro sinistra e Mastella. Un enorme iceberg si è piazzato giusto in mezzo al dialogo tra il leader nazionale dell’Ap-Udeur ed il resto di quella che man mano chiameremo ex coalizione di appartenenza.

Una Gad in balia della tramontana dicembrina  che non riesce neppure più a tenere incollate le due estremità: una sostanziosa fetta di centro e la sinistra rifondata.

Gli ultimi episodi a Montecitorio, come anche il progressivo allontanamento dell’intesa in Campania, hanno permesso a Mastella di riflettere molto, anche se innanzi ad i suoi occhi non si è materializzata la soluzione a cui tanto ambisce, ma viceversa un baratro di incertezze esterne ed interne.

Il sindaco di Ceppaloni e neo dimissionario dalla carica di vice presidente della Camera dei Deputati ha ingoiato amaro, ed incassato il duro colpo, compreso il glaciale “Vigliacco, vergognati” di una Rosi Bindi scatenata e trasversale.

Intanto in Campania continua a grandinare sull’oramai difficile rapporto all’interno del centro sinistra. Fallita, almeno per adesso, l’intesa nazionale sul grande Centro, forse rimandata al 2006; venuto drammaticamente meno il ruolo di ago della bilancia della politica regionale confinato come è stato al ruolo di ribelle, nonostante il sostanzioso peso specifico in senso elettorale; Considerato l’inizio delle ostilità, vedi il caso S. Agata dei Goti, in seno alle varie amministrazioni locali in quota centro sinistra, l’Ap- Udeur ha molto poco da gioire e men che meno da gongolare nei confronti dei pur seri problemi tecnico logistici del centro destra che rincorre il suo riscatto post rastrelliano.

Una corsa solitaria a Palazzo S. Lucia rappresenterebbe quasi certamente (il quasi è un eufemismo) il crollo rovinoso di un feudo sapientemente e certosinamente costruito e ramificato sul territorio. Ma i passi cosiddetti falsi, sortirebbero ancor peggiore effetto. Infatti neppure il possibile passaggio con il centro destra garantirebbe molto a Mastella, ce non sia la presidenza assicurata delle regione ed una quota di assessori. Questo però significherebbe, su di un altro versante, gettare benzina sul già infuocato rapporto tra gli esponenti udeurrini in seno alle amministrazioni locali e gli “alleati” della sinistra che non attendono altro che maturino i tempi di questo ennesimo ribaltone per far crollare molte Giunte comunali assemblate con coalizioni che risulterebbero, poi, agli antipodi.

Per questo si spiega il netto ‘NO’ di tanti sindaci udeurrini sanniti sulla possibilità di un passaggio al centro destra, auspicato nell’ambito della festa settembrina dell’Udeur a Telese Terme. D’altronde conosciamo tutti l’idea mastelliana della poltrona, che è dote oltre ad essere eredità.

Mai come in questa tornata elettorale conteranno i piccoli partiti, le aggregazioni spontanee di disaffezionati, disillusi. Ma soprattutto, mai come in questa tornata elettorale per vincere si dovranno compiere miracoli dall’una e dell’altra parte del muro

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lunedì, dicembre 13, 2004

Simpaticamente affezionati alla politica strumentale. Le grandi risorse il vero dogma della politica locale esportata all’estero e re importata sotto forma d’immagine elettorale.

 

Siamo tutti simpaticamente affezionati alle strumentalizzazioni della politica, la quale è oramai divenuta ‘conditio’ per qualsiasi discorso di valorizzazione e promozione delle grandi risorse del Sannio. Ma forse, tra i volani di sviluppo economico ed imprenditoriale che più subiscono il fascino illusorio della politica dirigista , la Ceramica rappresenta l’alfiere delle arti.

L’antica e prestigiosa tradizione figulina che, attualmente conta nel Sannio nomi prestigiosi nel panorama nazionale ed internazionale, è soggetta più che mai ai placet degli amministratori di turno e dei politici alla ricerca di visibilità elettorale nazionale ed internazionale.

E così, grazie alla politica extra nazionale, quella di export/import, per intenderci, voluta con forza dal ministro Tremaglia, e colta come manna da esponenti in crisi mistica, la nostra grande arte di manipolare l’argilla è giunta in nord America ed in Canada senza che ciò, però, facesse gioire più di tanto i già affermati ceramisti, o almeno quella minuscola parte di loro che può vantare una condizione economica tale da permettergli di inviare la sua arte e se stesso oltre oceano. Nella maggior parte dei casi, secondo un sondaggio ad personam, ‘il gioco non è valso la candela’.

Con molta giustezza e realismo economico promozionale qualche valido artista ha fatto notare, ultimamente a qualche politico in vena di internazionalismi a tutti i costi, come fosse molto più lucrativo e promozionale per la Ceramica Sannita raggiungere quelle zone d’Italia che non hanno la fortuna di annoverare questa stupefacente produzione artistica nelle proprie tradizioni. Sarebbe sicuramente meno esoso l’invio del materiale e più sicuro il rendiconto come anche che lo stesso giunga in buono stato. In questo modo non solo ci sarebbe la certezza della promozione del prodotto autoctono, ma anche la possibilità di commercializzare un vasto campionario di produzioni, e non unicamente pezzi molto costosi che ammortizzino almeno le spese per l’improvvisata internazionalizzazione.

Ma il dirigismo politico non vede di buon occhio una situazione simile, come diventa catarattico  sulla possibilità di cooperative che, non garantirebbero più il controllo diretto della promozione locale in se per se.

La spina nel fianco della politica d’un tempo fu il Cartismo, quella di oggi è la volontà di aggirare l’ostacolo dei placet istituzionali e dei favoritismi pre e post elettorali, tramite l’unica vera arma capace di zittire tutti: l’iniziativa privata.

Non dobbiamo però dimenticare, in questo bel sogno, che viviamo in Campania e non in Umbria o in Toscana, e uno stravolgimento genetico in tal senso comporterebbe inevitabili metemarfosi in quel tessuto sociale che ha investito tutto nella politica intesa come gestione della res pubblica e nell’ideologia partitica. 

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martedì, dicembre 07, 2004

( Lettera a Rosario Lavorgna & risposta)

San Lorenzello "città della domenica". Forse si è troppo esagerato, tanto da presentare una realtà che non c'è.

Caro Direttore, così come puntualmente riportato anche dal tuo giornale telematico, ancora una volta il quotidiano "La Repubblica , dalle pagine dedicate a "La città della Domenica" di sabato 27 novembre, ha dato risalto e lustro a San Lorenzello << antico borgo della valle del Titerno>> ricco di tradizioni, arte, cultura. Grazie a questa iniziativa editoriale, anche quest' anno il nostro paese è stato meta di un notevole afflusso turistico e per l'intera giornata di domenica, le stradine del nostro "Centro Storico" brulicavano di visitatori incuriositi ed interessati. Leggendo quelle pagine, però, un sussulto di orgoglio Laurentino misto ad un irrefrenabile desiderio di realistica verità, mi spingono a precisare, attraverso il tuo giornale quanto segue: [.il bellissimo centro antico di San Lorenzello suggestivo nel suo silenzio tipico dei giorni feriali.] vive nei restanti 29 giorni mensili non interessati dal Mercantico, più che un suggestivo silenzio, una sconcertante e desolante atmosfera di degrado e di abbandono, che non offre ai Laurentini una benché minima offerta di lavoro, servizi, svago ecc. [.il vulcanico amministratore e raro Sindaco Antimo Lavorgna..che con passione organizza le attività turistiche e commerciali del suo comune.] si è contraddistinto durante tutto il suo mandato di Sindaco, per aver sistematicamente osteggiato lo sviluppo commerciale, artigiano, microimprenditoriale e turistico di San Lorenzello, facendo emigrare in paesi vicini numerose attività produttive, per aver negato l'autorizzazione all'apertura di un piccolo centro commerciale, balzando persino agli onori della cronaca nazionale per aver "sfrattato" dal proprio comune il Museo della ceramica tradizionale e moderna dell'associazione "N. Giustiniano". [.un altro piccolo tassello del mosaico di rilancio di questo piccolo borgo: un parco dei dinosauri..che aprirà i battenti il prossimo lunedì d'Albis.] Si tratta di un vecchio ed incancrenito progetto interessato per il passato già da due precedenti inaugurazioni; basato su pochi, malandati e fatiscenti modelli di dinosauri in vetroresina, nascosti dietro una raccapricciante palizzata che ha il demerito, tra l'altro, di privare i turisti in arrivo nella valle di una meravigliosa ed improvvisa veduta del nostro borgo. Il centro antico di San Lorenzello <<è bellissimo>> recita il servizio della testata nazionale. E' bellissimo perché così lo hanno tramandato a noi, i nostri avi; ma gli amministratori degli ultimi decenni ed in particolare il <> Lavorgna, non hanno fatto nulla per conservarlo, o meglio per recuperarlo; privo inoltre di ogni genere di servizio e di struttura ricettiva ( ed i turisti e lettori di Repubblica se ne saranno resi conto). Nessun progetto di sviluppo turistico, artigiano o commerciale è mai stato avviato. Il comune è praticamente privo di Piano Regolatore Generale. Il Mercantico nacque agli inizi degli anni 90 per volontà e su iniziativa di alcuni artigiani ed appassionati d'arte e storia locale, che lo vollero a costo di notevoli sacrifici e sforzi personali anche di natura economica. Il Sindaco Antimo Lavorgna osteggiò strenuamente quel progetto, per poi impossessarsene e abbandonarlo al suo destino senza mai far decollare il tanto decantato "Ente fiera Mercantico". Ringraziando "La Repubblica" per l'attenzione annuale che dedica a San Lorenzello, ma con altrettanta stima e affetto ringraziando la tua testata telematica per l'interesse continuo che dedica alla vita politica, sociale ed amministrativa della nostra comunità, tanto ho sentito il bisogno di precisare per amore di verità. Cordialmente,

Giancarlo Simone

1.12.04 ore 6:01


LA RISPOSTA DI ROSARIO LAVORGNA

Chiedo venia, innanzitutto, per l’ampio ritardo con il quale rispondo alla lettera del dottore Simone, professionista stimato e mio amico fraterno da sempre. Le mie saranno solo brevi considerazioni a corollario di una lettera fin troppo chiara. L’amarezza ‘editoriale’ esternata nella missiva è condivisibile, oltre ad essere giusta, su di un piano strettamente promozionale realistico, anche se, il caro Giancarlo, fermamente contrario a cotanta beatificazione amministrativa che ha avuto uno sponsor d’eccezione nel panorama editoriale italiano, è evidentemente allo scuro di come funzionano alcuni meccanismi promo intrinseci alla carta stampata. In effetti, e come giusto che sia, San Lorenzello merita molto di più che una semplice fogliata promozionale ‘ex sponsoribus’. Più di una volta l’ho definita una perla racchiusa in una suggestiva ed unica ostrica paesaggistica, e questo non è il semplice frutto del profondo amore che ho per il mio paese, ma la constatazione di una bella e florida realtà, se adeguatamente gestita. Lo stesso, mio malgrado, non posso dire per chi ha ricevuto mandato di guidare questa bella realtà, arroccato come è su principi che definirei medioevaleggianti. Non c’è da meravigliarsi se, ben foraggiata, l’informazione giornalistica campana e dei media nazionali accenda qualche riflettore di troppo su dettagli per la verità opachi. Come non c’è da allibire, se tanti altri angoli di paradiso della Campania non siano stati fatti oggetto di rubriche editoriali a promozione del feudo e del suo feudatario. Non c’è nemmeno da nascondersi dietro il classico ‘dito’, se si vuol promuovere la propria immagine utilizzando quella di una intera cittadina e del suo immenso bagaglio storico, culturale e folkoliristico. Io, ad esempio, non mi nascondo dietro le mie dita, e nemmeno dietro le dita degli altri. In occasione delle Celebrazioni Laurenziane ho seguito personalmente la 5 giorni di manifestazioni, proponendo quotidianamente il servizio fotografico. In 5 giorni di eventi laurentini oltre 100.000 lettori hanno visionato le foto delle manifestazioni. Per dovere civile, e per rispetto delle istituzioni ho inviato al Comune di San Lorenzello nella persona del Sindaco un cdrom contenente i vari servizi effettuati e le foto delle varie manifestazioni. Mi rendo perfettamente conto di non essere ‘Repubblica’, ma tutto sommato anche io, nel mio piccolo, ma con il beneficio planetario del web, ho cercato di promuovere al meglio San Lorenzello. A tutt’oggi debbo constatare, con profonda amarezza, di non sapere nemmeno se il pacchetto contenente il cdrom ed una breve di presentazione abbia mai raggiunto il destinatario. Nonostante tutto, continueremo ad amare il nostro paese, a servirlo, ma soprattutto, a tramandare ai nostri figli quel feeling particolare con questa nostra bella e prestigiosa terra natia.

Rosario Lavorgna

(4.12.04 ore 16:01)


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