Informare, una questione di priorità.
Comunicare è cosa ardua. Fare informazione lo è ancora di più, in considerazione del fatto che il lettore moderno si aspetta di essere messo al corrente dei fatti e non doverli subire come imbonizione di questa o quella testata che abbia questo o quel colore.
È un po questo il discorso editoriale sulle priorità, su quelle problematiche sociali che a nessuno fa comodo analizzare e portare all'attenzione pubblica. E non è solo una questione d’odiens e, relativamente alla carta stampata, di percentuale sulle vendite e sulla veicolazione della pubblicazione, ma è un problema molto più grosso dei meri interessi che gravitano intorno alla vendita al dettaglio.
Si cerca di non contrastare, almeno in maniera vistosa, i potenti di turno, le istituzioni policromatiche.
In tutto questo, il lavoro della stampa periodica è di fondamentale importanza, anche se nel mezzogiorno d'Italia, questa preziosa opera di approfondimento dei fatti e delle circostanze, viene sminuita dai colossali interessi che ruotano intorno all'informazione quotidiana.
I fatti che vengono immortalati dalle nostre fotocamere sono reali, tangibili, frutto di una ricerca continua del bello e del brutto che ci circonda, con la speranza per nulla vana, di proporre all’opinione pubblica il vero volto di una società solo virtualmente in continua mutazione, ma che in effetti resta paralizzata da troppi dictat, da rari placet e da una infinità cosmica di niet.
E’ questa, poi, la famosa Italia a due marce, l’Italia paralitica da Roma in giù, e l’Italia scattista da Roma in su. Ma è solo una questione di priorità?
No, a questo punto non è solo una infinitesimale questione di priorità, ma una quantistica questione di interessi che regolano il fare, il dare, l’avere e persino l’essere.
E noi, microscopico media nel lussuoso panorama editoriale campano, ci industriamo affinché i problemi vedano la luce, i disagi siano almeno recensiti, perché le questioni di una società intenta a pavoneggiare se stessa siano almeno gettate sul tavolo di un possibile interlocutorio.
Non è certo piacevole dover parlare di disagio, degrado ed urgenze sociali; certamente sarebbe più fruttuoso e carrieristico esaltare e virtualizzare una realtà che non è, allo stesso modo come beatificare personaggi, le loro ideologie e, immancabilmente, le loro maschere.
A noi piace restare legati alla realtà delle cose, essere condizionati unicamente dalla nostra sancita libertà di informare; raccontare le problematiche da testimoni che non si nascondono dietro il mirino elettronico delle fotocamere come dietro le perpendicolari colonne inchiostrate.
In poche parole, a noi piace dire la verità.




