Promozione e valorizzazione del patrimonio artistico e culturale: una sfida dai toni foschi.
Siamo sempre più inclini a pensare che la promozione e valorizzazione della grande tradizione artistico culturale della nostra terra vada perseguita con ogni mezzo e senza esclusioni o sterili campanilismi ideologici.
Solo in questi ultimi anni, però, sia i media che il mondo dell’editoria in generale stanno affrontando l’argomento promozione territoriale anche se è ancora poca cosa rispetto all’enorme lavoro che andrebbe fatto.
In questo senso non vengono certo incontro ai bisogni promozionali le leggi; sia quelle dello stato che la legislazione regionale in materia di valorizzazione e conservazione dei beni culturali sono abbastanza farraginose, spesso lacunose e nella totalità dei casi affogate in una burocrazia tanto macchinosa ed inconcludente da far passare la voglia di fare qualsiasi cosa.
Questo stato di cose va a completo svantaggio delle nuove tecnologie e dei bisogni reali delle nuove generazioni, schiacciate dal peso insopportabile della burocrazia, degli input e dei placet del mondo politico relativamente ai percorsi progettuali come anche per il conseguente impegno economico.
In questo modo l’incentivazione a costruire promozione territoriale perde il suo significato di partenza, inghiottita dalla prassi e dagli iter serpentini che raramente trovano positiva conclusione.
E’ proprio qui che si innesta il discorso sull’iniziativa privata che, di per se, non dovrebbe essere condizionata dalle istituzioni o dalla policromia ideologica.
In regione Campania, ad esempio, la promozione artistico culturale, prima di affrontare la tematica progettuale passa inevitabilmente nel filtro del ‘do ut des’, allora è semplice individuare overdose di promozione culturale a ridosso di tornate elettorali di qualsiasi natura ed entità.
Nella nostra terra, a prescindere da quanto già detto, la promozione oggi passa per il canale enogastronomico che a tutti i costi vuole essere imposto come volano di sviluppo, di turismo e di occupazione. La grande tradizione culturale ed artistica rappresenta oggigiorno solo una costola di questa filiera agroalimentare che ha come finalità l’indirizzare turismo nelle aree interne della regione.
La questione, però, non viene affrontata in maniera capillare, non vengono individuate delle aree da promuovere ed altre circostanti da far fungere da percorso; queste aree non vengono dotate di infrastrutture capaci di accogliere il turismo di massa o quello dei fine settimana; i percorsi turistici risultano essere molto artigianali e la promozione dei prodotti tipici addirittura a conduzione familiare.
Bastano queste poche considerazioni per comprendere la questione promozione delle aree interne, certo per nulla paragonabili a realtà umbre o toscane, in vetrina tutto l’anno e con organizzazioni ‘svizzere’ da traino.
Il malessere generalizzato di questo comparto, che veramente potrebbe fungere da volano di una economia chiusa, quasi medioevale, è palesato dalla mancanza assoluta della mentalità imprenditoriale, dall’inesistenza di un orientamento di base che possa convogliare e guidare le varie forze sociali, oltre alla molto poca lungimiranza degli enti locali e delle istituzioni sovracomunali preposte a gestire l’azione promotrice.
Eppure sono tante e variegate le manifestazioni organizzate su di un territorio abbastanza vasto che copre tutte e cinque le province, soprattutto in quelle che abbiamo definito le aree interne. Un esempio tra tutti è sicuramente uno delle più suggestive ed antiche aree regionali: il Sannio.
Stracolmo di tesori artistici e di una cultura ed enogastronomia millenaria, questa zolla d’Italia non riesce ad emergere, nonostante il fitto programma annuale di appuntamenti.
I problemi sono svariati, tra cui spiccano certamente le varie organizzazioni, non sempre impeccabili, e la comunicazione degli eventi per nulla approfondita e sicuramente non capillare.
Gestire la promozione turistico culturale ed artistica di un’area vuol dire lavorare sodo affinché l’immagine del territorio non solo venga salvaguardata, ma esportata con grossi risultati in termini economici ed occupazionali. E’ ovvio che una meta simili presuppone organizzazione perfetta e comunicazione rapida e capillare, resa oggi possibile dalla legge 150/2000 sulla comunicazione istituzionale.
Ma al di là di qualche tornaconto personale, al di là di qualche begharella politica da bar, in barba a quella che dovrebbe essere la vera promozione del territorio 12 mesi su 12, il Sannio langue, con le sue immense potenzialità messe all’unico scopo di garantire passerella a politici e istituzioni.
Questo è il problema nella sua straordinaria emergenza.




