mercoledì, settembre 21, 2005

Una Cdl in rotta di collisione; un Ulivo dalle foglie purpuree.

In questi tempi bui nei quali la politica italiana si avvia a riconsegnare il Paese nelle mani di un mai come adesso diviso e litigioso centro sinistra, togliendolo ad un dissaporito centro destra, tenuto unito (si fa per dire) dal mastice Berlusconi, alcune riflessioni sono d’obbligo se non vogliamo ritrovarci fra qualche mese a fare il pari e dispari in una cabina elettorale.
Se da una parte Berlusconi si preoccupa di non perdere la Lega, ostaggio di una autonomia targata devolution e soprattutto enorme bacino elettorale nel nord del Paese, dall’altra parte i suoi alleati non solo tentano di strappargli la leadership, ma pongono veti pesanti sulle velleità della Padania.
Ma la matematica non è un’opinione, e per il Polo perdere la Lega vorrebbe dire abbandonare definitivamente il bel sogno di rivincere le elezioni anche in considerazione del fatto che non hanno un altro schieramento politico da inglobare con percentuale di voti simile al partito del Senatur.
L’ottimismo ostentato dal Premier, in questi ultimi tempi, cela in effetti una profonda crisi di identità e di intenti che sta logorando lentamente la coalizione tanto da aver tramutato la convivenza operosa in vicinanza bellicosa. Una sorta di tregua armata di cui di tanto in tanto si ode qualche colpo d’obice tra il leader dell’Udc Follini e lo stesso Berlusconi, intento a salvare il salvabile.
E se questo significa la riforma del sistema elettorale che ben venga, anche se il centro sinistra ha annunciato ostruzionismo ad oltranza. D’altra parte, mettiamoci nei loro panni: hanno a portata di mano una vittoria realistica, e non certo per meriti politici propri o per capacità maggiori, ma semplicemente per demerito altrui, come potrebbero avallare o permettere che passi una legge che da vincitori li trasformerebbe in sconfitti?
E nonostante le cose stiano in questo modo, e il dialogo sia oggettivamente impossibile su posizioni tanto diverse (mai come ora), c’è pure chi esorta ad un interlocutorio parlamentare sereno e costruttivo; un po come se bastassero qualche migliaio di emendamenti a mettere tutti d’accordo.
Questa specie di ‘Politically correct’ che adorna le idee di Follini ovviamente non trova posto nella visione d’insieme del Premier, che gradirebbe molto di più una legge promulgata a botta di maggioranza, o come dir si vuole con il voto di fiducia, fuorché di scendere ad altri sterili compromessi con una sinistra che gli ha già rosicchiato lo schienale della sua poltrona.
Romano Prodi, da parte sua, si limita a ribattere a qualche affermazione, impegnato come è a ricucire con la Chiesa Cattolica e con alcune frange del suo stesso schieramento che continuano a non gradire tante ultime esternazioni programmatiche, e a non far arrabbiare Fausto Bertinotti.
Ma come si suole dire: l’appetito viene mangiando, per cui è facile attendersi che una unione di intenti ed un programma che non cozzi troppo con le sacrosante tradizioni italiote giungerà forse solo ad elezioni vinte, ovviamente insieme ai problemi di convivenza di forze politiche tanto diverse per natura e tradizione.
Il centro sinistra ha dalla sua non solo la tanto cavalcata crisi economica, ma anche il contrario di essa. Infatti se ultimamente siamo stati informati dall’Istat che gli occupati sono cresciti di circa un quarto di milione, quando si va a leggere il diagramma di tale crescita ci si rende conto che il primato assoluto spetta al nord Italia. Nel sud della nostra penisola, al contrario, le cose non vanno come pensa il Premier, anzi, è qui che sono nati e crescono di giorno in giorno i focolai di disaffezione nei confronti di una politica nazionale orientata al nulla e schiava degli enti locali feudo del centro sinistra.
Quanto è diversa la seconda Repubblica dalla prima! Tanto, troppo, esageratamente.

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lunedì, settembre 12, 2005

Cerreto Sannita (BN). Sull’eolico ancora non si trova un accordo. Scende in campo anche il sindaco Laurentino a denuncia di un possibile scempio ambientale come anche dello spostamento dell’asse di interesse dal propriamente locale da valorizzare e promuovere allo sfruttamento delle risorse energetiche naturali.

Cerreto Sannita (BN). Continua il dibattito sull’istallazione dell’Eolico. Dopo la costituzione del comitato cittadino contrario all’impianto, la questione si estende all’intera area del Titerno con l’intervento, sull’argomento, del sindaco di San Lorenzello tramite un pubblico manifesto. Gli ha fatto eco qualche giorno dopo il collega cerretese Barbieri che, in un altro pubblico manifesta ha chiarito i motivi ed i parametri della possibile istituzione dell’impianto per lo sfruttamento dell’energia eolica. 
Sull’altro versante del Titerno, a San Lorenzello, il primo cittadino ha tenuto a sottolineare il non trascurabile ruolo primario di deputato della Repubblica che il sindaco cerretese dovrebbe maggiormente aver presente. Per questo motivo trainante lo scritto del sindaco Lavorgna, egli stesso è passato ad analizzare la grave crisi economica che vive il settore agricolo e vitivinicolo e zootecnico, con la ovvia volontà di far percepire il maggiore e più spesso interesse di questi comparti rispetto all’impianto delle pale eoliche. E’ ovvio che il tutto potrebbe essere letto in un’ottica da campagna elettorale inaugurata anzitempo, specie lì dove si grassetta l’apocalittico “ORA SIAMO SOLI, abbandonati ad un destino che non ci sembra favorevole”: un po come esortare a cambiare Messia.
Ma alla pesante lamentela per “il silenzio” calato su queste problematiche prettamente locali, si contrappone la risposta del sindaco cerretese, affidata anch’essa ad un pubblico manifesto, nella quale, però,  non solo si ignorano le riflessioni del collega Laurentino, ma appare chiara la sola volontà di smussare la polemica interna alla cittadina sannita, cercando di analizzare ‘le verità sull’eolico’ il cui studio di fattibilità e realizzazione e collegate procedure di concessione non competono unicamente all’amministrazione locale ma soprattutto a quella provinciale. Quanto si legge verso la fine dello scritto: “…la disponibilità di risorse aggiuntive da destinare agli investimenti e allo sviluppo costituiscono il primo dovere di una Amministrazione. Se alla risoluzione di tale necessità può contribuire l’utilizzo dell’energia eolica, non si capisce perché si dovrebbe rinunziare  alle entrate straordinarie derivanti da fonti non inquinanti ed ecocompatibili”, appare un ovvio ed esplicito riferimento all’indotto di una istallazione eolica con tutto ciò che vi gravita intorno anche in senso di posti di lavoro.
Lo scritto del sindaco Barbieri, datato 10 settembre, ha avuto l’effetto desiderato, infatti anche un noto giornalista locale che in precedenza aveva evidenziato non poche perplessità su tale iniziativa, ha di molto ammorbidito la sua posizione affidandola addirittura ad un intervento sulla stampa locale, a corollario di una pace ritrovata, di una serenità addotta e di un dibattito a venire.
Ma nonostante ciò, in quanti hanno capito veramente i motivi che potrebbero condurre all’istallazione dell’Eolico a Cerreto Sannita? Ed in quanti hanno capito veramente il senso dello scritto del sindaco di San Lorenzello?
E poi: qualcuno si sarà chiesto come è possibile che in una provincia guidata dalla sinistra ma feudo di Mastella, asservita agli input di una regione rossa in una non trascurabile percentuale, si possa minimamente supporre che un dirigente di Forza Italia, nonché sindaco, nonché deputato della Repubblica possa concretizzare in proprio un progetto eolico con annessi e connessi?
Forse, quando faranno sindaco il Padreterno, questo potrà anche accadere. Per adesso gli attuali primi cittadini, nel mezzogiorno d’Italia ed in particolare in Campania, resteranno costretti a passare sotto il giuoco della politica, dei partiti e dei loro leader, in attesa che il loro pollice vada verso su o verso giù.

postato da: rola alle ore 16:09 | Permalink | commenti
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