venerdì, gennaio 13, 2006

Ds e Unipool: la scoperta dell’acqua calda. Un modo folkloristico di riproporre l’inquisizione ai partiti.

Agli inizi degli anni ’90, dopo cinquant’anni d’onorato servizio, alla cosiddetta prima Repubblica fu inferto il colpo di grazia da parte del pool di Tangentopoli. La vecchia Dc non resse l'onda d'urto del team 'mani pulite', ma non perchè ce le avesse sporche (trattavasi di un fenomeno di costume) ma perchè quelle mani avevano creato benessere, certezze sociali, libero mercato e lavoro, a prescindere da quello che ancora oggi si ciancia sull'argomento.
Ma un governo liberal democratico quasi unicolore in Italia non poteve reggere in eterno; quel fenomeno di costume del 'do ut des'(che peraltro esiste anche oggi)stava arrecando un danno irreparabile ad una sinistra che non riusciva a muoversi al di là della falce e martello, e di conseguenza le cooperative di cui si parla tanto oggigiorno non avrebbero potuto continuare a reggere un mercato gestito da altri.
Mandata in frantumi la vecchia balena bianca e scollato il puzzle che, a miracol mostrare teneva insieme il Paese, l'ingresso nella seconda Repubblica è stato inevitabile, anche se, per molti versi, chi l'aveva caldeggiato si è reso cpresto conto di aver fatto un salto nel buio.
Infatti le cose non sono andate proprio come ci si aspettava, o almeno come si atendeva l'eterna minoranza al governo nazionale.
La discesa in campo del blindato patron di Mediaset e di buona parte dell'editoria nazionale ha rappresentato il fallimento totale di quel progetto di trasformazione iniziato con il dettagliatissimo castello accusatorio del Pm Antonio Di Pietro nei confronti degli uomini chiave di mezzo secolo di Politica. Se fosse stato in vita l'onorevole Moro, sicuramente sarebbe stato il primo nella lista degli indagati. Anche nel 1991 il pool milanese operò la significativa scoperta dell'acqua calda, la quale, a quanto parse, rappresentava reato.
E' stato un po questo clima inquisitorio da escatologia, oltre al fallimento del primo vero governo di sinistra ad innescare il trionfo berlusconiano del 2001. Un effetto devastante sulla già fragilissima condizione di comunisti e post comunisti che, in questi ultimi cinque anni di caccia al belzebù nazionale, non sono stati in grado di dimostrare nemmeno la loro buona fede nel dibattito politico.
A distanza di quindici anni dal quel terremoto istituzionale che ha mandato in disgrazia ed in esilio volontario il gotha della poltica italiana dal dopoguerra, irrompe nelle nelle nostre vite un'altra storiella metropolitana condita di scalate finanziarie, intercettazioni telefoniche, banche che passeggiano di quì e di là in attesa di danarosi faccendieri che tolgono da una parte per acquisire da un' altra parte, e Berlusconi che corre in Procura a deporre come persona informata dei fatti. Qualcuno potrebbe pensare "chi la fa l'aspetti", ma in questo caso ci sembrerebbe puerile a distanza di tre lustri, anche se le condizioni spazio temporali appaiono perfette.
Con l'affare Unipool e gli intrecci con la politica nella scalata a BNL abbiamo toccato proprio il fondo. Più che arrossire si dovrebbe impallidire al pensiero di avere scoperto nuovamente l'acqua calda, e soprattutto di aver finalmente inteso che la "carneficina" giudiziaria dei primi anni '90 non è servita a risolvere un problema o presunto tale, nè ad estinguere dei reati o presunti tali, in quanto il fenomeno di costume regge molto meglio mutando addirittura in tradizione storica di valore sociologico. 
A questo punto siamo costretti a sottolineare la grande onestà intellettuale degli Americani, i loro giochi di potere, le loro lobby, gli immensi introiti di danaro sono pubblicamente acclarati, lasciando certo obsoleto puritanesimo alla sfera sessuale.
In Italia invece ci piace giocare a nascondino, o nascondere noi stessi dietro un dito, indossando maschere vergognose per le quali anche Pirandello arrossirebbe.
E' un po la saga dell'ipocrisia tricolore che rivela, proprio in questi ultimi giorni, il nostro grande paradosso: essere artefici e vittime di un sistema che garantisce tutto e niente in questa mega frittata all'italiana dove chi ha più polvere spara, chi più santi in paradiso lavora, chi più danaro intrlazza e macchina, e chi di tutto un po tira i fili di questo eterno teatro dei pupi.

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martedì, gennaio 10, 2006

Lo stile made in USA ha abbrutito la nostra sensibilità mediterranea. Il video del barbaro assassinio di Fabrizio Quattrocchi: una americanata che si poteva evitare.

Il fatto che la Magistratura titolare dell’inchiesta abbia dato il consenso alla messa in onda, anche se parziale, del barbaro assassinio di Fabrizio Quattrocchi ha scioccato l’intero Paese, e non certo per le immagini, ma per la leggerezza con la quale certe regole vengono asservite all’auditel.
E come succede per la osannata ‘Real TV’ statunitense,anche l’Italia ha dimostrato che gli indici d’ascolto sono molto più importanti di talune regole che, ovviamente, non portano guadagno.
Come principio acclarato la morte, o almeno lo status di morendi, non dovrebbe mai fare spettacolo, e men che meno cronaca spicciola come può essere la messa in onda di una esecuzione capitale o parte di essa legale o illegale che sia. Ma è pur vero che oggi il mondo dell’informazione è divenuto più sensazionalista e tornacontaio rispetto alla obsoleta deontologia di cui tanto si continua a cianciare nei convegni di categoria.
E’ lo stile made in USA che ha abbrutito la nostra sensibilità mediterranea, il nostro quieto vivere e progredire all’ombra di regole e dettami che ci hanno permesso di sopravvivere per secoli e secoli.
Chissà perché solo la politica è rimasta immacolatamente tricolore? Forse perché l’ostentato puritanesimo americano poco collima con gli interessi carnali e veniali del politichese made in Italy. 

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domenica, gennaio 01, 2006

Cerreto Sannita (BN). Il Museo della Civiltà Contadina? Meglio il Museo della Civiltà Cerretese!. La storia non si manipola a proprio comodo. La breve analisi di Rosario Lavorgna.

"Chi sceglie di andare a Napoli, si sa, lo fa perché pensa di trovare il Mare, il Sole, il Vesuvio, la Pizza. Chi va a Cortina, la Neve, le Dolomiti, la polenta. Chi va a Taormina, vuol vedere Isolabella, il Teatro Greco, il Centro Storico e gustare i cannoli. Chi va invece a Rimini, sa di trovare caos e acqua non cristallina, ma anche divertimenti di ogni tipo, prezzi non esagerati  e piadina. E’ su queste diverse “identità’” che gli Enti preposti costruiscono una immagine turistica, un”sistema” da offrire per attirare gente, un certo target di gente. Chiaramente chi gestisce il pacchetto turistico, conosce la storia della sua terra, le sue potenzialità architettoniche, paesaggistiche, storiche ed enogastronomiche . Più alto è il contenuto culturale più ristretta è, paradossalmente, la fetta di persone cui il messaggio è rivolto. E’ difficile attirare tutti: solo poche realtà se lo possono permettere. E chi viene a Cerreto cosa si aspetta di trovare?  Un centro storico unico e ben conservato, tante botteghe artigianali e ceramiche, un ambiente pulito, incontaminato e ricco di valori (non di pali eolici), la Leonessa e cibi tradizionali accompagnati da vini e oli di qualità. Questa è la nostra cultura, la nostra identità. Cerreto poi viene scelto anche  come centro in cui soggiornare e da cui poi partire per visitare altre ricchezze, patrimonio dei paesi vicini: la neve, i faggeti, il Paleolab a Pietraroja, il mercantico, le botteghe ceramiche, il Parco dei Dinosauri a San Lorenzello, i castagneti, i faggeti, il centro storico medievale, la natura selvaggia e mozzafiato, il porcino, il museo della Civiltà contadina a Cusano. Nessuno andrebbe a Pietraroja per le Ceramiche o a San Lorenzello per i porcini, nonostante un ben organizzato e costoso battage pubblicitario! La località non risponde all’immaginario, diciamo anche allo stereotipo che ormai ognuno si è fatto dentro di sé. A meno di non cominciare tutto da capo e stravolgere la storia rinunciando alla propria identità...Al termine del Consiglio Comunale del 30.12.2005 la maggioranza ha votato, compatta, la istituzione del Museo della Civiltà contadina nel Monte di Pietà..."

Arch. Lorenzo Morone
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Caro Renzo,
ho letto con attenzione la relazione che mi hai inviato circa l'istituendo museo della civiltà contadina di contro ad un più prezioso e, oserei dire, decoroso museo della "cerretanità", cosa che non si conquista, o si compra, ma è scritta nel dna. Sono pienamente concorde con quanto affermi, e ti assicuro che il tuo ragionamento non è solo loigico, ma è coerente ed ha una salda cognizione di causa.
Ma, come saprai, in tutto ciò che si fa o che si dice, sia giusta che sbagliata, ci sono sempre dei difetti di forma dai quali non è possibile prescindere, almeno nelle nostre microscopiche realtà comunali. Il tuo discorso, infatti, pur giustissimo e validissimo che sia, pecca di essere perorato dalla parte sbagliata della barricata, cioè di venir analizzato da una persona che non ha alcun interesse nella diatriba, se non quello culturale e promozionale per l'intera collettività. Un paio di anni fa sentii parlare con insistenza, ne lessi, e ne fui edotto dalla documentazione camerale, del progetto di Legge per l'istituzione di un Museo Nazionale della Ceramica tradizionale a Cerreto Sannita ad opera dell'attuale sindaco. E' evidente che quel progetto, che io ancora conservo per analizzarne la fine impietosa, fu messo abbondantemente da parte per mancanza sia d'interesse tornacontaio nella sua costituzione, sia per la totale assenza dello spessore politico di chi ne chiedeva l'istituzione. E' probabile che ad un progetto tanto ambizioso sia sopraggiunto un suo palliativo, nel senso museale del termine, che in effetti, e non sei l'unico a sostenerlo, con Cerreto Sannita ha poco a che vedere. D'altra parte se solo si volesse pensare al fatto che tutta l'Italia ha le sue radici per un buon 80% nella cultura contadina, allora dovrebbe sorgere un  museo per ognuna delle cittadine che compongono lo stivale, magari anche con le stesse attrezzatura ed i quasi identici usi e costumi.  Ma a Cerreto Sannita il discorso è diverso, e siccome Cerreto non è provincia di Perugia, o di Pistoia, di Siena o di Firenze, allora è semplice individuare in queste mosse scacchistiche i fumi di una campagna elettorale che ci porterà, fra qualche mese, ad emigrare altrove pur di non assistere agli svenevoli sorrisi, saluti e spergiuri. Un museo come lo hai concepito tu sarebbe meraviglioso, vorrebbe dire fare in modo che la nostra terra si riappropri della sua identità storica, del suo prestigio, della sua imparegiabile bellezza spesso oscurata ed imbrattata dagli uomini.
Ma le leggi della politica non vanno al di là della aritmetica, con l'aggiunta dell'algebra tridimensionale per la quale 2+2 fa 12, considerando il "plusvalore" delle sagre, delle fiere, delle inforchettate in collina e, perchè no, dei musei della civiltà contadina. E' probabile che a Cerreto Sannita si sia riusciti a fare breccia nei contadini, nelle località più ruspanti del paese, mediante quel lavorio certosino del 'do ut des' che assicura piccoli ma importanti bacini elettorali.  Caro Renzo, sono pienamente concorde con te, ma le nostre voci, purtroppo, sono solo aria.

Rosario Lavorgna

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