lunedì, febbraio 27, 2006

Politiche e Amministrative nel Sannio. La saga dei già visti e dei già bollati. Ma cosa s’inventeranno stavolta?

Soliti volti, per solite cose; solite promesse per solite evanescenti illusioni; soliti smaglianti sorrisi per soliti inganni: solite interviste studiate a tavolino, per il solito fumo indirizzato agli occhi. Questa è la campagna elettorale dei soliti volti noti che, nel trascorso quinquennio, si sono dati da fare per conquistarsi l’ambito spazio, l’incarico di prestigio o la fascia tricolore, dimenticando il proprio elettorato, la gente grazie alla quale sono riusciti a salire le scale di Montecitorio o di Palazzo Madama.
In questo clima infuocato, ma solo in apparenza, lo scontro politico diventa macchietta da entrambi i lati con pronostici di vittorie bulgare o cariche texane, in una confusione generale nella quale è divenuto paradossale intravedere programmi, o almeno testimonianze di buone intenzioni.
In regione Campania, saldamente in mano alla sinistra è divenuto un optional capire, tanto è che si va alle urne aggiogati non dalle proprie convinzioni, ma a seconda del rapporto di clientela stabilito. Ciò comporta che, in un territorio mastelliano per vocazione e post comunista per velleità, il professor Prodi prima ed il Sig. D’Alema poi, possono ben dirsi in una botte di ferro.
La Cdl, da parte sua, è intenzionata a ricandidare i paladini del Sannio, pur nella consapevolezza che la grande affermazione del 2001 è un ricordo sbiadito da tempo, soprattutto nelle menti degli elettori che già da qualche anno hanno lasciato speranze e lacrime in molte segreterie politiche.
Gli onorevoli sanniti, nella coscienza di non trovare spazio per le proprie esternazioni propagandistiche sui maggiori quotidiani, hanno affidato a qualche periodico locale le solite manfrine sul grande impegno istituzionale che ha contraddistinto questo ultimo quinquennio come rappresentanti del popolo i seno agli enti decisionali, inviando loro le classiche dichiarazioni da tramutare liberamente in intervista.
Ma una domanda del cronista di turno sembra rappresentare il doloroso bernoccolo che tutti tentano di nascondere o sviare: “Pensa di aver tenuto fede agli impegni assunti con gli elettori del Sannio  - e/o  - della Telesina?”.
Per questa semplice questio c’è un fuggi fuggi generale. C’è chi si arrampica sugli specchi facendo intravedere infrastrutture che esistono solo nelle intenzioni, come anche istituti di Alta formazione che sono serviti a rendere la società più settoriale di quando l’avevano resa i comunisti; chi getta un timido amo fatto di rivendicazioni di lavori, lotti, viabilità, assi tirreno adriatici e tessile quant’altro di virtuale sia possibile affidare all’incrinatura di un amo; chi continua imperterrito ad urlare “giovani e lavoro, inanzitutto”, avendo nell’ultimo quinquennio fatto esattamente l’opposto, anche in considerazione del fatto che non si è capito cosa intendono gli onorevoli parlamentari quando masticano la parola ‘giovani’; e chi, senza vergogna alcuna, elude la domanda ben specifica dell’aver tenuto fede agli impegni con gli elettori, gettandosi a pesce su iniziative parlamentari di immenso e immacolato prestigio, che nulla hanno a che vedere con le richieste delle migliaia di persone che ogni fine settimana affollano le segreterie politiche, addirittura invitando gli elettori, ed i lettori della rivista, a consultare un sito internet di cui non fornisce nemmeno l’indirizzo. E’ probabile forse che per un lapsus mentis si sia riferito al proprio sito internet istituzionale fermo da due anni.
Ma cosa si è fatto per la gente, per le esigenze del popolo, per le necessita di lavoro di decine di migliaia di giovani, nessuno ne ha parlato, poiché su questo argomento vige il rigore del silenzio, oltre a quello individuale della vergogna.
E’ solo per questo che oggi quel popolo busserà altrove.

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martedì, febbraio 21, 2006

Vignette blasfeme contro Maometto. Una intelligente, sapiente, crudele macchinazione politica dai risvolti velenosi.

Nel bel mezzo di un ritrovato equilibrio di pensiero e di azioni, quando il discorso multi religioso era approdato, finalmente, al rispetto reciproco all’altare della pace e della convivenza tra i popoli, come un fulmine a ciel sereno le vignette islamiche ci hanno fatto ripiombare nel terrore, nell’intolleranza, spezzando quell’equilibrio che mesi di diplomazia e confronto politico erano riusciti ad assicurare.
Una intelligente macchinazione contro il nostro Paese, sottolineiamo noi, e non potrebbe essere altrimenti. Questa affermazione che ad un primo impatto potrebbe sembrare forte ed azzardata, ha invece cognizione di causa, purtroppo, e non solo perché in Italia è in atto una campagna elettorale ce contrappone gli urlatori delle “10,100,1000 Nassirya”, con chi ancora stenta a venire a capo di congiure e congiurette  che dal 2001 hanno rappresentato la caratteristica fondamentale dell’opposizione.
L’odio fondamentalista che hanno innescato le vignette, però, si è ripercosso stranamente sul nostro Paese, sulle nostre rappresentanze diplomatiche in terra islamica, non certo nelle nazioni dove queste vignette sono state pubblicate, almeno non come è stato e continua ad essere per noi.
A prescindere dall’atteggiamento molto poco intelligente del ministro Calderoni che si è sbottonato con gioia la camicia per mostrare un lembo, e sottolineo lembo, di una t-shirt dove probabilmente erano riportate le vignette, l’atteggiamento integralista contro l’Italia appare avere ben altre finalità rispetto alla rabbia di essere stati fatti oggetto di satira religiosa. 
Una spropositata reazione violenta, crudele ed ostile nei confronti delle varie rappresentanze diplomatiche tricolori, come anche religiose, ci porta a considerare le singole circostanze figlie di un unico proposito: completare l’opera di screditamento del governo agli occhi internazionali, ma soprattutto agli occhi del popolo italiano che il 9 aprile prossimo si recherà alle urne per decidere se dare fiducia al comunismo moderato o rifondato, o continuare a sperare che il Paese possa cambiare nelle mani di Berlusconi.
Le vignette di qui tanto si parla, (e se ne continuerà a parlare, fidatevi) pubblicate in Danimarca, se da una parte sono servite da pretesto per riproporre questa specie di guerra santa contro l’occidente, dall’altra parte hanno funto da ‘la’ per le sinistre italiane impegnate più che mai nell’opera di demonizzazione del premier uscente, compresa la posizione assunta da Calderoni e dalla Lega, di cui l’Unione a sinistra era ben consapevole.
Mezzo millennio fa qualcuno dettò le regole di un mondo che si sarebbe chiamato moderno, affermando a gran voce che “il fine giustifica i mezzi”. Oggi più che mai siamo schiavi di quella regola tanto da aver permesso, dopo millenni di eccidi, di incomprensioni e di fraintendimenti che l’homo homini lupus continui a divampare e a mietere morte e distruzione all’altare del fanatismo globale.

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venerdì, febbraio 17, 2006

L’unico vero segreto per vincere le elezioni?
Creare lavoro e venire incontro alle esigenze spicciole degli Italiani, prima di tutto.

Dalle Alpi alla Sicilia gli Italiani chiedono poche cose alla politica, ma ben precise e sostanziate da necessità reali.
Se nell’Italia centro settentrionale le richieste si concentrano sul settore economico produttivo, lì dove l’industrializzazione e la produttività concedono un dignitoso benessere, nel Mezzogiorno gli appelli si fanno più serrati nel settore del mercato del lavoro, contraddicendo con puntualità svizzera i tanti osannati milioni di posti di lavoro usciti come per magia dal cilindro del governo.
Su questo argomento ci verrebbe da porre una domanda sostanziale che ne riassume tante altre: come è possibile che pur creando un milione di posti di lavoro alla volta i disoccupati sono sempre gli stessi nella medesima area? Una risposta a questa domanda vi sarebbe e coincide con una circostanza, forse, volutamente sottovalutata all’atto delle analisi statistiche. Questa riguarda la massiccia ondata migratoria che in questi ultimi anni ha costretto migliaia di giovani del sud a trasferirsi a nord per riuscire a dare una svolta dignitosa alla propria esistenza ed avere un lavoro più o meno stabile.
La situazione, se da una parte giustifica  i dati confortanti emessi dagli istituti di statistica, dall’altra evidenzia che il gap nord sud continua a pesare come un macigno in un Paese sempre più diviso e che la Lega di Bossi vorrebbe frazionare un po’ come lo fu all’epoca delle Signorie.
In questa direzione, e grazie a devolution e federalismo fiscale si giungerà ad avere un nord ricco, produttivo ed autosuffiente, con Bologna da frontiera, un centro Italia dedito al turismo di massa potendo contare sui suggestivi ed unici borghi umbri e toscani, ed un neo Regno delle due Sicilie, dove nepotismo, politica clientelare, burocrazia e malavita penseranno a riproiettarlo indietro nei secoli.
E’ questa poi la realtà che nessuno si sente di affrontare in questa campagna elettorale, perché poi, diciamocelo francamente, a nessuno fa comodo sovvertire quest’ordine di cose poiché è risaputo che le elezioni si vincono o si perdono a sud, lì dove bacini elettorali blindati fanno la differenza sulla bilancia nazionale.
Per questo, fino a questo momento è divenuto un optional capirci qualcosa nei programmi di entrambi gli schieramenti.
Il governo di centro destra ha fallito, ma non nel dare stabilità al paese, o in politica estera o economica, ha fallito perché ha commesso il madornale errore di dimenticare l’elettorato, di perdere di vista le esigenze della gente comune, i loro disagi, le aspettative.
Alla gente non interessa che il pane o il latte siano aumentati, che siano aumentate le tasse, le sigarette o il carburante. A loro interessa essere messi in grado di poter far fronte economicamente ad esigenze di questo tipo con l’incremento proporzionale degli stipendi. Per i giovani, ad esempio, la semplice possibilità di poter avere un lavoro per non sentirsi inutili banderuole sbattute a destra e a sinistra a seconda delle promesse elargite.
Dovremmo essere orgogliosi del milione e mezzo di nuovi occupati in Italia bandito ai quattro venti dal premier, eppure, francamente, non ci si riesce, assillati come siamo da un’altra domanda che ne sintetizza tante altre: di questo milione e mezzo di nuovi occupati in quanti hanno ottenuto un lavoro che abbia caratteristica di stabilità? E soprattutto in quanti di loro ricevono un salario mensile di poco al di sotto se non pari a mille euro?
Se dovessimo rispondere a questa domanda, in tutta onestà, di quel milione e mezzo ne resterebbero veramente poche migliaia.
Un possibile governo di centro sinistra si affaccia nel futuro del Paese? Con un coalizione tanto eterogenea quanto estremistica sotto molti aspetti, i risultati di una possibile andata al governo giungerebbero nel giro di qualche settimana dalla chiusura delle urne.

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mercoledì, febbraio 01, 2006

Auto difesa: omicidio legalizzato? Nell’Italia a due marce mancava solo un editto da Far West.

Una volta, e precisamente quando il Meridione apparteneva al Regno delle due Sicilie, gli Italiani più ostili e bellicosi, secondo l’immaginario collettivo, abitavano a sud; tanto è che per contrstare il potere costiuito, parte di loro si trasformarono in briganti.
Questo gap sociale, industriale ed evolutivo ha poi negli anni contribuito a creare quella ‘questione meridionale’ dalla quale, in vero, ancora oggi non ne siamo usciti.
Questo primato del nord economicamente e socialmente più sviluppato continua a scriver le pagine della storia anche attuale, contrapponendo da una parte una Italia laboriosa ed industrializzata, ad una Italia cliente della politica, mafiosa e commaristica e qunt’altro. D’altronde le mutazioni che si attendono per il sud Italia e quella trasformazione in area economicamente trainante, appaiano essere molto incompatibile con il dna del Mezzogiorno.
Questa situazione ha innescato una ennesima migrazione verso le regioni più ricche e che ancora sono in grado di assicurare lavoro, stabilità ed aspirazioni di tanti giovani che dal sud, ancora oggi 2006, sono costretti a fare i bagagli ed a trasferirsi altrove.
Infatti, ma questo è scontatamente impossibile leggerlo sui giornali o vederlo in Tv, non sono certo solo gi extracomunitari a prendere d’assolto le città e cittadine del nord industrializzato. In mezzo a loro ci sono tante famiglie italiane ce ancora sperano in un cambiamento, che ancora immaginano il settentrione come la terra promessa, un po come i nostri nonni quando arrivavano in vista della statua della libertà ad Ellis Island.
Queste ondate migratorie, in pieno terzo millennio, ovviamente, rappresentano un salto indietro nella storia, una pratica inaccettabile se si pensa che l’Italia fa parte del gotha delle nazioni più industrializzate.
Conseguenza di ciò che abbiamo argomentato fin ora è stata l’impennata della criminalità comune ed organizzata proprio in quelle regione nelle quali più forte è l’incremento dei domiciliati, rispetto ai residenti.
Questo ha portato alla richiesta, da parte della Lega Nord, dell’approvazione di una Legge sull’autodifesa nonché difesa della proprietà privata da più parti agognata, ma che comunque resta criticabile e per nulla risolutrice del problema di fondo.
D’altra parte, una legge che autorizza l’uso domestico delle armi a scopo difensivo della persona e della proprietà, risulta essere in primis una delegittimazione inaudita del lavoro delle Forze dell’Ordine, e di conseguenza una legittimazione altrettanto inaudita della violenza contro la violenza.
Questa sorta di ‘chiodo scaccia chiodo’ rende vano il prezioso ed insostituibile lavoro di Carabinieri e Polizia che quotidianamente si immolano a difesa della nostra democrazia, della libertà e della legalità.
Questa specie di far west fai da te che la nuova legge ingenera spaventa e non poco, anche in considerazione del fatto che se prima il classico topo d’appartamenti entrava in azione col solo piede di porco, adesso c’è da aspettarsi che oltre al maldestro attrezzo porti con se anche un’arma da fuoco. D’altra parte, se non è stupido, dovrà pure salvaguardasi da ciò che potrebbe, oggi legalmente, succedergli nel momento in cui mette piede in casa da una finestra.
Ma a prescindere da questa situazione che sembra studiata ad hoc per le armerie, in molti si chiedono una cosa semplicissima: Ma non sarebbe stato più pratico, idoneo e civile approvare una legge che concedesse più poteri alle forse dell’ordine, che ne ampliasse l’organico e che ne aggiornasse gli onorari? Dove è finita la legge sul poliziotto di quartiere? Perché non investire anche la Polizia Municipale di compiti investigativi repressivi nei confronti del crimine e dell’illegalità?
Nessuno di noi ha voglia di trasformarsi in un assassino ai sensi di legge. 

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