venerdì, marzo 24, 2006

Campagne elettorali bufala nel 2001 come nel 2006. Cos'è la politica in Italia? E'l'arte di illudere gli Italiani. Su questa definizione i due poli concordano.

'Il Giornale' di ieri ha pubblicato un articolo relativo ad una delle vergogne della campagna elettorale diessina del 2001 che servì a permettere la rielezione alla Camera di Massimo D'Alema in uno dei collegi pugliesi. La circostanza riportata dal quotidiano milanese coinvolgeva anche l'industriale Diego della Valle, saltato come mai alla ribalta della cronaca nazionale quotidiana per l'acida contrarietà all'intervento di Berlusconi al summit di Confindustria la settimana scorsa. La vicenda del 2001 riguarda la serrata campagna elettorale DS in Puglia, lì dove, ed esattamente a Casarano, il patron di Tod's e proprietario della Fiorentina calcio promise di investire in terra pugliese con la sua azienda promettendo centanaia di posti di lavoro nell'industria che doveva sorgere proprio a Casarano. Questa promessa di Della Valle, che si disse pronto nel giro di un paio di anni ad  assorbire i disoccupati lacoli, fu determinante per la rielezione del leader maximo che tornò a sedere in parlamento proprio grazie a quella mega illusione all'italiana elargita dal noto industriale, e che a tutt'oggi, dopo ben cinque anni, non si è mai concretizzata e non si concretizzerà, come puntualizzato dal quotidiano 'Il Giornale'.
Il blasonato quotidiano milanese nel riportare questa pur vergognosa circostanza figlia dell'evanescenza politica tricolore il cui unico obbiettivo sembra essere quello di carpire la buona fede dei cittadini, dimentica, non si sa quanto volontariamente, che eventi come quello di Casarano sono avvenuti ed avvengono ancora oggi anche in casa Berlusconi. E su questo argomento ci siamo soffermati più volte considerando la disastrosa situazione in cui versa la regione Campania dove la partitocrazia ed il clientelismo politico rappresentano l'unica vera attività produttiva. Il Sannio in maniera particolare visse nel 2001, e di conseguenza durante questa ultima legislatura, la campagna elettorale bufala dei posti di lavoro certi, che però erano strettamente legati all'industrializzazione dell'area geografica.
Bufale elettorali uguali per tutti, dunque, indipendentemente dallo schieramento politico dal quale giungono. Il mancato polo calzaturiero promesso da Della Valle in Puglia, e servito a D'Alema per tornare a Montecitorio, sembra avere le stesse caratteristiche del mancato polo tessile sannita, promesso e stragiurato dai parlamentari di Forza Italia, e mai decollato nell'area industriale di Airola in provincia di Benevento. Anche in questo caso erano stati promessi centinai di posti di lavoro, tanto è che le segreterie politiche hanno trascorso la legislatura a stilare e modificare di continuo liste di assumibili, dando persino la notizia di una imminente collocazione a regime delle varie industrie che compongono il polo tessile sannita.
A tutt'oggi non ci risulta che l'importante polo tessile sia mai stato avviato, con la conseguenza che le centinai di giovani ai quali era stato promesso un posto di lavoro o son dovuti emigrare, come un saggio parlamentare forzista suggeriva ai laureati in maniera particolare, o quegli stessi giovani hanno provato a bussare altrove.
Effetto fotocopia, quindi, del caso pugliese, per Forza Italia, allorquando nel 2001 l'eclatante successo elettorale fu in grossa percentuale subordinato a ciò che era stato promesso.
E' ovvio che la questione polo tessile sannita è stata solo la punta di diamante delle troppe evanescenza della politica di centro destra che ha poi inevitabilmente condotto al declino  finale di una idea basata sul motto: "mi sistemo prima io, poi se resta qualcosa ti faccio sapere".
Ma è pur vero che di casi simili ne è piena l'Italia che, mai come ore nella sua storia, è costretta ad esistere solo grazie alle promesse dei politici più che per la forza e la genialità degli Italiani.

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giovedì, marzo 16, 2006

Il confronto della vergogna. Politicaly correct:  Viviamo in un paese dove si insegna ai giovani ad odiare Berlusconi ed i soldati italiani che difendono i diritti civili in Iraq ed Afganistan.

Confronti a parte, macchiette a parte, demagogia a parte e, globalmente, politica a parte, l’Italia si avvia a vivere una delle stagioni più importanti della sua storia repubblicana, dovendo scegliere, mai come adesso, da chi farsi governare nel prossimo futuro.
In campo due schieramenti variegati, entrambi ostaggio di frange estreme che mirano alla destabilizzazione della democrazia perché troppo monotona ed obsoleta in confronto al mondo di oggi sempre più governato dal fanatismo religioso in un emisfero, e dell’economia imperialista dall’altro.
In questo clima internazionale, che dovrebbe farci riflettere, si inserisce lo scontro politico italiano, in una terra dove il vomitarsi addosso vicendevolmente ha sostituito l’interlocutorio; dove il dividere più che unire sembra essere lo sport nazionale; dove inneggiare alla morte dei nostri soldati solo perché inviati da un governo e non da un regime rosso è divenuto lo slogan più incisivo della fine della nostra immagine nazionale e del paradiso europeo della democrazia; i problemi si creano più che risolverli, in modo tale da avere qualcosa poi da presentare a risoluzione ogni lustro.
Su questo ultimo punto entrambi i poli concordano alla grande, in una attitudine politicamente ‘correct’ che accomune i tanti, troppi partiti e partitini dello stivale.
Dal primo faccia a faccia Berlusconi – Prodi non sono emersi vincitori, ma solo sconfitti. Gli Italiani, in prima fila, e non solo quei sedici milioni e passa incollati ai teleschermi a seguire una noisa partita di ping pong tra un premier italoamericano  ed un contendente filo cinese.
Ma ci sarà qualcuno tra i 40 milioni di aventi diritto al voto che ci abbia capito qualcosa dal quel confronto?
Andare il 9 e 10 aprile prossimo ad apporre una ics a destra o a sinistra non migliorerà le sorti di un Paese ostaggio della politica, imbrigliato nella rete degli interessi privati che ne impediscono il riscatto e lo sviluppo, specie in quelle aree del sud dove il partito è divenuto nutrimento per il corpo e per lo spirito.
I nostri nonni usavano una espressione che ci toccherà rispolverare: “Come so stava bene quando c’era lui…”. Per noi, magari, sarà: “Come si stava bene nella prima repubblica, dove la balena mangiava tanto, ma assicurava a tutti di mangiare”.
In molti potrebbero non essere in accordo con questa ultima affermazione, e non lo saranno certamente, visto che le mie parole fotografano una realtà. Lo sanno bene anche i due contendenti, come sanno anche che mai come adesso nella nostra storia nazionale i partiti e partitini che compongono lo scenario politico si trovano ad avere finalità diametralmente opposte l’uno dall’altro, con il risultato che ogni tentativo di coalizione, intesa come unione e condivisione di intenti e di metodi resterà una velleità troppo grande per un paese così tanto lacerato da guerre partitiche tribali, a meno che non vi sia una messa in palio di poltrone. In questo Mastella docet.
D’altra parte, la cultura della prebenda pare che sia l’unico ‘istituto politico’ che nessuno si assumerà l’onere di cancellare, partendo dal marxista più incallito, al facinoroso fascistoide, fino al leghista più separatista.
Oramai viviamo in un paese dove si insegna ai giovani ad odiare Berlusconi, o i soldati italiani che difendono i diritti civili in Iraq ed Afganistan; dove l’interlocutorio politico è divenuto cieca propaganda mancante di credibilità, a tutto discapito degli Italiani che hanno cominciato persino ad odiarsi tra loro a seconda del colore delle proprie idee. E’ questo ad essere gravissimo!
A cosa sono serviti 5 anni di odio cieco ed imbecille nei confronti di Berlusconi? Ad arrivare a questo punto per poi candidarsi in alternativa?. E’ questo lo scandalo della politica italiana non ciò che si fa e ciò che non si fa. Un governo uscente che volere o volare a messo in campo delle alternative, pur se con tutti i limiti e le stoltezze dovrebbe essere sostitutito da un governo/regime che non vede l’ora di tornare a comandare e ridurre l’Italia ad una Coop? Questo è gravissimo!
Cui vorrebbero 45 milioni di schede bianche, almeno si resta certi di essere immacolati innanzi agli scempi.

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giovedì, marzo 09, 2006

Qualcuno volò sul nido del cuculo, e ne prese il posto. Liste elettorali trasformate in liste di prescrizione e, rielezione col sostegno della gente. Noi riflettiamo e i DS gongolano.

A quanto pare la nostra riflessione sui ricandidati per punizione è servita almeno a creare un varco in quel muro fatto di parole dette e non dette che continua ad ostacolare la libera comprensione dei fatti.
Resta però il dato che la vergogna non fa parte del vocabolario della politica.
La prima cosa che salta agli occhi dei tanti, disincantati o meno, è che sarebbe stato impensabile fino a qualche anno fa leggere sul quotidiano sannita dichiarazioni di una parte politica appertamente bandita dalla testa giornalistica in questione, ma che adesso, a miracol mostrare, ha riconquistato uno spazio insperato.
E' probabile che il motivo di tanto glissare nei confronti del parlamentare forzista, fosse esplicitamente riferito, ad un odio viscerale nei confronti del giornalista incaricato dell'ufficio  stampa del rappresentante istituzionale, da parte di lobby editoriali e giornalistiche territoriali.
Ma il problema fu all'epoca prontamente risolto, defenestrando il malcapitato giornalista dal suo incarico e buttandolo in mezzo ad una strada come un cleanex, senza alcuna spiegazione, come nella migliore tradizione politica locale: Usato, sfruttato e buttato.
Se sono queste le persone che vanno incontro alle esigenze della gente, e saranno rielette con il sostegno della gente, allora è evidente che quella gente non ha capito proprio nulla della politica made in Italy.
Ridicolo è anche l'intervento del vice coordinatore provinciale del partito di Berlusconi, allorquando indica uno "sgarbo" perpertaro nei confronti del Sannio, sottolineando che "le liste elettorali si sono trasformate in liste di prescrizione". Ma quale prescrizione, Egregio Vice Coordinatore provinciale!!! Bisognerebbe vergognarsi di rendere talune dichiarzioni, nella consapevolezza di come stanno effettivamente le cose; e noi ci auguriamo che almeno loro lo sappiano.
Dal 2001 al 2003 inioltrato le segreterie politiche dei parlamentari sanniti pullulavano di elettori con i loro problemi, le loro richieste, le loro esigenze di vita e le loro aspirazioni. Carichi di fiducia nell'onorevole di turno riuscivano a fare ore di fila pur di essere illusi su qualcosa e ricevere la carismatica promessa.
Inspiegabilmente, si fa per dire, questi santuari della speranza sono svaniti nel nulla, chiusi uno dopo un altro perchè oramai deserti, e utilizzati solo come archivio per le migliaia di pratiche inevase di un'intero collegio elettorale. Nemmeno il ricordo è rimasto più di loro, come il ricordo di tante persone chè, con abnegazione, sacrificio e cieca fiducia, vi hanno lavorato.
Allora noi ci chiediamo: dove è finita tutta quella gente, dove sono finite le decine di migliaia di giovani ai quali era stato promesso tanto ma che non hanno ottenuto nulla dal forzismo sannita. Sarà mica questa la gente di cui si annuncia il sostegno?
Ma la vergogna più grossa è accennare a congiure di potere e a "veti di centri oligarchici" che avrebbero determinato il basso posizionamento in lizza dei parlamentari forzisti.
A questo punto e al di là di sterili polemiche e demagogia di cordata, inviterei il vice coordinatore provinciale del partito azzurro giovani, come anche anche tutti quelli che condividono liberamente e democraticamente questa idea della politica a valutare la realistica ipotesi che un posizionamento tanto pericoloso per una rielezione possa essere direttamente proporzionale all'impegno effettivamente profuso in questa legislatura, ed anche alla luce dei magrissimi risultati che il partito ha ottenuto nelle scorse tornate elettorali sia provinciali che regionali.
Dopotutto i problemi del Sannio, di cui tutti si riempiono la bocca e se ne fanno paladini, non coincidono affatto con i problemi di chi il Sannio lo abita.
A VOTARE, CARI PARLAMENTARI, CI VANNO LE PERSONE E NON LE INFRASTRUTTURE E MEN CHE MENO LE IPOTESI DI SVILUPPO.
L'ampio consenso elettorale del 2001 andava conservato, e la questione era prioritaria. Ma è mancato il peso politico, con la conseguenza dello sgretolamento progressivo della fiducia che l'elettorato aveva ciecamente riposto.
Inevitabilmente, a prescindere dalle cause e dagli effetti, si sarà costretti a confrontarsi con questa realtà, per cui ritorna con precisione svizzera il gioco del do ut des. Ma quanto durerà questa volta?
Il dato che invece ha incontrato la nostra completa contrarietà è stata la nota, ampiamente stonata e strumentale, del segretario provinciale dei DS, che non solo è entrato nel merito di dichiarazioni che, veritiere o meno, restano pienamente legittime, ma è andato oltre, prendendo chiaro ed evidente spunto di riflessione su questo blog a proprosito della "perdita di contatto col territorio".
Entrare nel merito delle vicende, in una maniera tanto dettagliata, tanto da lasciare intendere che si sa molto di più, è prerogativa del giornalista, e non di un dirigente politico.
Non è produttivo esprimere dei giudizi così netti in merito a meno che non si voglia giocare a carte scoperte, e si abbia la testimonianza diretta del fatto che la perdita di contatto col territorio da parte di taluni parlamentari, abbia dirottato tanti assidui frequentatori delle segreterie azzurre verso quelle rosse.

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martedì, marzo 07, 2006

Liste elettorali in Campania. Forza Italia boccia i fannulloni e li ricandida per punizione.

A quanto pare non esiste solo la giustizia divina, ma ne esiste anche una politica che tiene conto dei risultati reali e non quelli blaterati, e quindi di ciò che si è seminato e poi raccolto.
E’ questa la considerazione a caldo che scaturisce dall’aver preso visione delle liste elettorali presentate in Campania da Forza Italia.
Una questione di regole e priorità che hanno innescato l’inevitabile meccanismo dei meritevoli e non in una kermesse di candidature e ricandidature con i rituali strascichi di polemiche.
Polemiche a iosa anche da parte dei parlamentari sanniti che in questa tornata elettorale sono bruscamente scesi in lizza, una discesa comunque direttamente proporzionale alla impopolarità conquistata in seno all’elettorato. E’ l’indice di gradimento che dopotutto genera consensi, e quelli di molti sono in picchiata libera.
E’ evidente che in questa circostanza, più che il peso specifico dei primi in lizza, ha influito il malumore generale della base del partito in Campania, nonché la disaffezione dell’elettorato nei confronti dei rappresentanti in seno alle Istituzioni centrali.
Questo ha comportato, in un recente passato elettorale, la forte depauperazione della forza elettorale del partito di Berlusconi, la cui causa è da ricercarsi unicamente nella dirigenza politica sia locale che parlamentare, rea di non essere riuscita a venire incontro alle esigenze, anche le più spicciole, di un vasto bacino elettorale.
D’altronde una azione politico istituzionale diretta a problematiche generali di ampio respiro troverebbero nelle varie circoscrizioni ben pochi beneficiari, lasciando l’amaro in bocca al resto della collettività che vede, magari, risolti dei problemi che però non sono i loro.
La mancanza di competenza e peso politico nel trattare l’annosa questione del mercato del lavoro e dello sviluppo territoriale reale hanno pesato e continuano a pesare sulla scelta degli elettori, determinando quel calo drastico nei consensi e nella popolarità degli eletti nel 2001.
A questo punto si comprende il motivo per cui pur essendo stata avviata la campagna elettorale, la si viva un po’ in sordina, dovendo ripartire da una nicchia assai pericolosa per le velleità di rielezione.
Infatti, a prescindere da qualche studiata intervista di colore sulla stampa periodica locale, servita solo a gettare fumo negli occhi, sembra che agli ex parlamentari manchi l’appiglio per riproporre se stessi all’elettorato, nella piena coscienza di non godere più di quell’aurea di novità che li ha fatti lievitare nel 2001.
Una consapevolezza questa che peserà e non poco sul voto del 9 aprile prossimo, allorquando ciò che si è seminato verrà raccolto.

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lunedì, marzo 06, 2006

Ciriaco De Mita: “Il compito della politica è creare speranza”. Come sono lontani i tempi della prima Repubblica, sembra quasi di parlare di Medioevo.

Qualche giorno fa, su di un grosso quotidiano nazionale mi è capitato di leggere una dichiarazione dell’onorevole Ciriaco De Mita, uomo di punta dell’ex Dc e della politica targata prima Repubblica.
Tra le tante affermazione del navigato uomo politico, una in particolare mi è suonata veramente strana; almeno lo era il fatto che uscisse dalla sua bocca: “Il compito della politica è creare speranza”. A questo punto ho chiuso un attimo il giornale ed ho pensato come fossero lontani i tempi della balena bianca, allorquando la politica creava certezze, e non illusioni, creava posti di lavoro a iosa e non magie interinali o co.co.co dè tanto per prendere in giro decine di migliaia di persone come anche il neo milione e mezzo di occpati con posti lavoro transitori e traballanti.
Ovviamente, oggi, e questo l'ex presidente del consiglio Ciriaco De Mita, lo sa bene, la politica non potrebbe per nessuna ragione al mondo creare più certezze, tanto è succube degli astronomici interessi di Lobby, e quindi deve limitare la sua azione all'evanescenza delle cose, ad una esteriorità d'azione direttamente proporzionale agli interessi che non può assolutamente scoprire. Egregio onorevole De Mita, la politica forse dovrebbe riscoprire il ruolo propositivo di risolvere i problemi senza quell'oceano di demagogia che oggigiorno vi ruota intorno. Affermare oggi, 2006, che il ruolo della politica è quello di creare speranza, sembra solo un modo molto arguto di illudere un certo elettorato di centro che oramai è consapevole di recarsi alle urne per votare a sinistra.
Certo è che un certo tipo di onestà intellettuale avrebbe ordinato alla parole di dire esattamente le cose così come sono, senza affidarsi a motti da propaganda, poichè la speranza non pubblicizza nulla, egregio onorevole.
Sarebbe stato molto più onesto dire all'elettorato di centro, quello schiavo delle sinistre, però, che oggi la DC non esiste più, come non esiste più nulla per nessuno a meno che non si sia tesserata a sinistra o comunque non si vadi ad elemosinare qualche certezze individuale nelle segreterie politiche rosse. L'onorevole De Mita, da uomo molto in vista nell'ex partito unitario, nonchè dispensatore d'ognibene ed attento e scrupoloso osservatore e curatore del suo immenso elettorato, saprà bene ciò che si è appena affermato. Magari, a malincuore riflette su di un passato di gloria, di economia e di benessere, lì dove bastava alzare la cornetta del telefono per fare assumere migliaia e migliaia di elettori, per continuare a creare le condizioni di un rapproto di fiducia e rispetto reciproco, per continuare a coltivare un bacino elettorale incredibilmente vasto e blindato.
Oggigiorno che tutto questo non c'è più, e che appare persino impossibile ritornarvi, dopo un decennio di mani pulite che ha decapitato la classe politica dirigente sostituendola con la medesima ma di importazione sessantottina e rivoluzionar proletaria, De Mita forse avrò cambiato concetto della politica che oramai serve solo a creare speranza. E' ovvio che le opprtune valutazioni su queste affermazioni le faranno gli elettori. Quest'anno spetta solo a loro.

postato da: rola alle ore 06:43 | Permalink | commenti (2)
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