Politiche 2006, una tornata elettorale che andrà sui libri di storia.
E’ stata una tornata elettorale storica sotto molti aspetti questa del 2006, Una tornata di rinnovo de governo nazionale di cui si continuerà a parlare negli anni e che sicuramente entrerà di diritto nei libri di storia.
E’ innegabile che il nostro Paese si sia diviso in due, si sia spaccato su due fronti tanto nettamente quanto in egual misura, e francamente dopo aver assistito a cinque anni di espedienti politici e meno politici da parte delle sinistre per annientare Berlusconi, tutti si sarebbero aspettati, almeno, una vittoria bulgara del professore bolognese. Parallelamente gli opinionisti della politica ed i maghi e maghetti degli exit pools si aspettavano l’exploit di Mastella, destinato a fare manbassa di voti in una regione come la Campania che invece ha fatto la differenza in favore della Cdl. Le sorti della nostra Italia, quindi, sono andate a finire nelle mani di quei 24mila elettori che hanno garantito la vittoria al centro sinistra rispetto ai 40milioni di elettori attivi. Un niente, un pugno di voti che hanno fatto una pesante differenza per una coalizione che si accinge a governare più spaccata che mai, più divise in casa che mai, più eterogenea che mai e soprattutto senza la più pallida idea di dove trovare i numeri in un maggioranza che è quasi pari all’opposizione.
D’altronde la differenza di seggi è talmente esigua che per approvare le leggi ci sarà per forza bisogno di prendere accordi preventivi con l’opposizione perché l’armata Pontioskj non può più assicurare la blindatura della percentuale, ma è destinata a scendere a compromessi.
Infatti se oggi è difficile stabilire chi sono i vinti e chi i vincitori , i perdenti è semplice individuarli.
Hanno sicuramente perso tutte quelle persone che hanno optato per il voto di protesta, che non è andato proprio a votare e chi la scheda l’ha annullata.
Berlusconi torna a casa con una certezza: la metà degli Italiani lo avrebbe voluto ancora premier. Prodi si appresta a salire il colle con una alcune certezza matematica: mezza Italia non lo vuole, per non parlare del mondo e dei rapporti diplomatici; e poi l’avere il doloroso compito dell’arbitro nei prossimi incontri di lotta libera intera all’Ulivo per l’accaparramento delle poltrone, dei ministeri e dei punti strategici della Pubblica amministrazione.
E Mastella? Mastella è colui che ha perso più di tutti, ma non solo in consensi elettorali, ma soprattutto in incarichi sulle poltrone decisionali.
Se avesse fatto il giusto passo, in tempi non sospetti adesso non solo avrebbe vinto, ma gli sarebbero stati tributati gli onori ed il rispetto che si deve ad un grande partito radicato sul territorio.
Per le prossime amministrative del 28 maggio si prevede un’altra accesa battaglia tra i due blocchi per accreditarsi quante più amministrazioni è possibile, specie quelle delle grandi città.
In pratica la prossima tornata elettorale, per il numero dei votanti, è un po una provo del nove per la coalizione di centro sinistra che andrà a governare il nostro Paese senza grossa cognizione di causa e arroccata nelle tante e simpatiche idee dei partiti e partitini che la compongono.




