domenica, giugno 04, 2006

Il mea culpa di Pasquale Viespoli. “Benevento mastellizzata? Io non mi adeguo!”

“Non si è recuperato il dialogo con la città e con i cittadini, questo perché si è rimasti chiusi nella cittadella del potere”. Questa, riassuntivamente, una delle affermazioni che il senatore di Alleanza Nazionale Pasquale Viespoli, ex sottosegretario del governo Berlusconi ed ex sindaco di Benevento, ha concesso ad un quotidiano locale nei giorni scorsi nell’ambito di una intervista sull’esito elettorale amministrativo nel capoluogo sannita.
Ma nelle parole, geometricamente irregolari del deputato, si legge una amarezza di fondo che va al di là di quelli che poi sono stati gli esiti scaturiti dalle urne nell’ultima tornata elettorale. Le sue dichiarazioni ad ampio raggio che hanno coinvolto l’intera coalizione di centro destra, non risparmiano frecciate per nessuno, men che meno per il partito azzurro. “Il problema è che Forza Italia perde anche rispetto al 2001”. Con questa sottolineatura, ovviamente, Viespoli ha voluto concentrare la sua analisi non tanto sul voto amministrativo beneventano, ma su quello politico prescedente. E mai parole più azzeccate sono state proferite da un deputato sannita in quanto a ‘rinchiudersi nella cittadella del potere’, attendendo che i voti scendessero dal cielo quasi come se dovessero beatificare un operato quinquennale della deputazione locale che non vi è stato.
Se nell’ambito delle politiche dello scorso Aprile Romano Prodi non ha potuto contare su di un risultato d’effetto come quello di Berlusconi nel 2001, c’era da attendersi che questo giungesse nelle consultazioni amministrative, lì dove ha pesato non solo il cambio dell’esecutivo nazionale, ma anche l’insoddisfazione di migliaia di cittadini localizzati in quelle aree geografiche nelle quali il precedente governo non ha mai infilato il naso.
E’ difficile però fare comprendere ad un politico di razza come Pasquale Viespoli che la gente non ragiona con la calcolatrice, né ha un ben minimo interesse nelle geometrie politiche e nelle quadrature elettorali. Il popolo vuole essere rappresentato, e vuole che quella rappresentazione sia attiva ed al servizio delle esigenze di tutti, nessuno escluso.
La città di Benevento è stata persa non perché il prodigo Sandro D’Alessandro non abbia fatto nulla per la città, al contrario, ma perché lo schieramento contrapposto aveva i numeri, le potenzialità e le elargizioni giuste per strappare la città dalle mani della Cdl che, per cinque anni ha evidenziato quello stato di isolamento rispetto alla totalità degli Enti in quota alla sinistra che gli gravitavano intorno.
Lo stesso potrebbe dirsi, ad esempio, per la vittoria della Rosa Russo Iervolino a Napoli, con tutto il rispetto e la deferenza per una personalità di prestigio e di acuta intelligenza come quella dell’ ex Questore Malvano.
Se per cinque anni di governo nazionale non si è riusciti a demastellizzare il Sannio, come si pretendeva di catechizzarlo adesso, all’ombra di una sconfitta elettorale nazionale, che se anche per meno di un quarto di milione di voti, ha visto un passaggio drastico del governo da una parte all’altra?
Certo è che se si continuerà a parlare come Viespoli, nei soli termini di geometria politica, di incastri e quadrature del cerchio, come di “aperture di cantieri”, che ripropongano la città come laboratorio politico per un centro destra smarrito ed umiliato dalle urne, allora possiamo stare certi che saremo governati dalla sinistra per i prossimi 50 anni.

postato da: rola alle ore 12:35 | Permalink | commenti (1)
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