“A cosa ci serve Napoli?” Una disquisizioni ‘politically uncorrect’, che tiene conto solo delle velleità altrui.Commento ad un articolo apparso su di un periodico sannita.
“Napoli capoluogo è stata la più grande disgrazia che potesse colpire la provincia di Benevento.”
Con questa drammatica affermazione parte un articolo apparso su di un periodico sannita qualche giorno fa. Una forbita disquisizioni ‘politically uncorrect’, che tiene conto solo delle velleità partenopee, del ‘mangia mangia’ tricolore che a sud è divenuto consuetudinario almeno da Giolitti in poi. Ho letto con rammarico le affermazioni dell’articolista che evidentemente deve avere un astio particolare nei confronti della città all’ombra del Vesuvio.
Il catastrofismo politico e sociale che emerge dal testo dell’articolo non coincide pienamente con quella che è la realtà effettiva delle cose, ma appare essere solo una presa di posizione di uno dei simpatici aderenti al Molisannio fan club. Nel mangia mangia collettivo il ‘napoletanesimo’ arreca disturbo perché “riesce a fagocitare la quasi totalità di ogni finanziamento pubblico lasciando la povera provincia di Benevento sempre più povera e sempre più mortificata…”. Ma sarà vero? Ma sarà vero che con la sottile astuzia di quel movimento filosofico noto come napoletanesimo tanti dei problemi di Napoli vengano programmati in modo tale da far cassa di finanziamenti lasciando all’asciutto le altre province che compongono la regione? Se questa affermazione, insita nell’articolo apparso sul periodico sannita, la si va a valutare sotto un profilo squisitamente politico allora, ad onor del vero, ci troveremmo costretti a sottolineare che non solo Napoli programma i suoi problemi tanto da fagocitare finanziamenti. Questa attitudine è meridionale, non napoletana, e sicuramente Benevento non è esente da certe astuzie in politica economica. Basti pensare alla miriade di Enti parastatali e langa manus di Istituzioni pubbliche nate come i funghi sul territorio sannita. Si ha forse il coraggio di affermare che quelle non sono ricettacoli di finanziamenti pubblici? La cosa più deprimente, poi, ed angosciante per la nostra europeità è leggere la beatificazione editoriale dei valori storici ed etnografici della discendenza sannita e montanara “coronati da quella dignità che appartiene solo agli uomini onesti e laboriosi, non contaminati da astuzie e furbizie putrescenti”. Con questa affermazione che ha del ridicolo, sul piano editoriale, e che può essere accettata solo in virtù del fatto che è una opinione, di riflesso si intende che i Napoletani sono una massa spongiforme di delinquenti, di mariuoli e disonesti che vivono sulle spalle dell’intera regione.
E infatti poi l’articolista incalza la dose gettando la città di Napoli nell’immondizia senza se e senza ma. Delinquenza e impunità sono all’ordine del giorno; a Napoli non va più nessuno se non è proprio strettamente necessario; le università si svuotano perché è troppo rischioso; la città è nel caos più totale grazie a tutti quei fattori per i quali la si demonizza quotidianamente.
Napoli, come tutte le grandi metropoli italiane ed europee è afflitta da tanti problemi che sono reali e non fittizi, che ci sono sempre e non certo vengono evidenziati all’unico scopo di intercettare lasciti statali. Il vero problema non è Napoli, ma è la fissazione, divenuta quasi psicopatia che Campobasso sia meglio, sia più sicura, più pronta, più efficiente, più vicina alle esigenze finanziarie di politici e politicanti, amministratori e amministrati. Il Molisannio è l’isola felice, nella quale la città di Benevento potrebbe addirittura assurgere al ruolo guida di una regione nata dal nulla e forse destinata al nulla; la brutta copia della Basilicata, per esempio. Allora non è Napoli ad avere velleità di egemonia politica ed economica, ma Benevento che oramai da tempo coltiva il sogno di degradare Campobasso a mera provincia.
Ma questo non avverrà mai e lo sanno tutti, politici e Istituzioni. Ma intanto continua ad essere trendy gettare fango sulla più bella città del mondo.




