mercoledì, ottobre 31, 2007

L’autovelox e’ uno strumento di prevenzione e non di repressione pertanto deve esserne segnalata la presenza ma non solo con il miniaturizzato cartello di attenzione. Se cosi’ non e’ la multa per eccesso di velocità puo’ essere annullata.

  

La Legge è chiara, ma la prassi molto di meno. E’ questo quello che sta trasformandosi in un vero e proprio tormentone stagionale che dalle Alpi alla Sicilia sta fungendo da mannaia delle economie familiari.

Dopotutto L’autovelox e’ uno strumento di prevenzione e non di repressione, pertanto deve esserne segnalata la presenza soprattutto per quegli impianti fissi di nuova generazione diurni e notturni che, specie nelle ore di buio, appaiano avere la finalità vampiresca di succhiare il sangue degli Italiani, e non certo di prevenirne i sinistri stradali.

Abbiamo parlato dei due pali della vergogna istallati sulla Fondo Valle Isclero, forse la più importante arteria sannita di collegamento tra Benevento e Napoli, vere e proprie mannaie per le tasche dei tantissimi automobilisti che sono costretti, loro malgrado, a percorrere quel tratto perché oramai chiusi tutti gli altri. 80Kmh è un po come camminare a passo d’uomo sulle autovetture di nuova generazione, specie se si considera una super strada come la Fondo Valle Isclero nata come arteria a scorrimento veloce per evitare la vecchia ‘mulattiera’ disseminata di passaggi a livello.

Il discorso sull’applicazione del codice della strada relativamente all’arteria sannita è quanto mai ridicolo e pretestuoso, viziato nella forma oltre che nella prassi. Basti pensare ai cartelli segnaletici della presenza del congegno di rilevamento: provenendo da Maddaloni il cartello è seminascosto tra la vegetazione; provenendo dalla SS 372 Benevento-Caianello, il cartello è stato posizionato a ridosso di una curva, per cui risulta di difficile lettura per un utente di detta arteria munito di automobile, magari un utente in bicicletta lo leggerebbe meglio.

Ma al di là di questo non trascurabile dettaglio, quanto è legale “sparare” a notte fonda flash in faccia agli automobilisti già stanchi e provati da una giornata di lavoro con la possibilità niente affatto remota di causare incidenti con il serio rischio dell’incolumità personale?

Per questi motivi, e non solo, si cerca di attirare l’attenzione degli organi di controllo affinché si faccia luce su di una situazione che a quanto pare sta per aggravarsi con altri autovelox del tipo traffipax che saranno istallati sulla stessa tratta. In pratica la Fondo Valle Isclero sta per diventare una enorme miniera d’oro per tutti quei comuni che vi si affacciano. La nostra domanda rispecchia quella che ci è stata rivolta da centinai di automobilisti che ci hanno già contattato:

Quando la smetteranno le amministrazioni locali di usare gli autovelox come macchine per fare soldi a discapito dei cittadini?. Non bastava l’ICI, o la tassa sui rifiuti solidi urbani, o la tassa sulle forniture idriche manco se fosse oro colante?

Riportiamo, per dovere di cronaca, e per meglio evidenziare la situazione, qualche link di chiarimento su di un problema serissimo che finirà sicuramente prima o poi in Parlamento.

 

http://www.altalex.com/index.php?idstr=70&idnot=34509

http://www.altalex.com/index.php?idnot=7016

http://www.allaguida.it/articolo/ricorso-multa-autovelox/652/

http://www.provincialatina.tv/news/dett.aspx?id=13305

http://dallapartedichiguida.blogosfere.it/2006/03/quante-multe-a.html

http://dallapartedichiguida.blogosfere.it/2005/12/autovelox-cornu.html

http://www.civile.it/news/visual.php?num=42430

http://www.altalex.com/index.php?idstr=70&idnot=7016

http://www.modugno.it/archivio/2005/05/autovelox_photo.php

http://www.piemmenews.it/ViewDocumenti.asp?documenti_id=5309&

http://www.studiodiruggiero.it/codice-della-strada/autovelox-non-tarato-e-illegittimita-della-contravvenzione/

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mercoledì, ottobre 31, 2007
Fondo Valle Isclero: "Il palo della vergogna". Posizionato autovelox notturno nel territorio di Melizzano (BN) ed è strage di turisti e lavoratori.

Oramai lo strumento lecito o meno per fare cassa è stato concesso ai comuni italiani che ne fanno un uso proprio o improprio, a seconda dell'area geografica dello stivale. Dopo i temuti autovelox diurni, quelli, per intenderci, nascosti un po dappertutto alla faccia della Legge e della regolamentazione sull'utilizzo dello strumento stesso, arrivano le macchinette notturne, quelle in grado di fotografare le targhe di poveri sventurati lavoratori che per aver oltrepassato il limite di 80Kmh imposto su di una strada a scorrimento veloce( almeno questa era l'intenzione primaria quando fu costruita la Fondo Valle Isclero), si vedono "sparati in faccia il flash della fotocamera montata su di un palo, simili a tanti altri che sulla sua sommità ha come un semaforo dal quale l'ente locale istallatore prosciuga le tasche di sventurati passanti. Roba da matti, specie se si pensa che in molti (e lo scrivente è uno di quei molti) hanno avuto non poca difficoltà a mantenere l'equilibrio dell'autovettura dopo la fleshata dritta negli occhi. Nell'ultimo weekend la fondo valle isclero è stata praticamente invasa dai soliti weekendisti che lasciano le grandi città per respirare un po d'aria pura e di conseguenza portano non poca economia nel Sannio, ma poi si trovano a dover fare i conti con le multe che giungeranno dal palo della vergogna, con grande ed unico giubilo delle casse del comune nel cui territorio insiste la struttura. Il ribattezzato da noi "palo della vergogna" si trova all'altezza del distributore di carburante Ewa nel territorio di Melizzano (BN). Per chhi oramai lo conosce è possibile evitare il salasso rallentando al di sotto degli 80Kmh, una grande follia, specie per l'interminabile rettilineo e per la fattura della carreggiata, per chi ancora non ne fosse al corrente, diventerà anch'egli inconsapevole donatore di almeno 140euro in favore del Comune di Melizzano. Il fatto, si badi bene, non è tanto la contrarietà al controllo elettronico della velocità, cosa sacrosanta e preventiva di tante tragedie dovute alla velocità, il cruccio è come questa venga utilizzata da molti enti locali soprattutto nel Sannio beneventano. Se la legge che regolamenta l'utilizzo di queste macchinette dice che le stesse devono essere ben esposte in modo tale che gli automobilisti possano vederle e che il personale di sorveglianza che sia: polizia, carabinieri o polizia municipale, devono essere nei pressi del sistema elettronico e ben visibili ai passanti e che debbano utilizzare solo ed esclusivamente auto di servizio per il trasporto del congegno e per la l'assistenza allo stesso su strada, perchè tutto ciò in genere non avviene? Assistiamo increduli molte volte a piazzole abusive per il controllo della velocità, sostanziate da auto private dietro le quali viene nascosto il congegno e con il personale in borghese nascosto altrove; in altre circostanze a sistemi per il rilevamento elettronico montate in auto non siglate da alcun ente e lasciate in parcheggio sul ciglio di una piazzola di sosta lungo le arterie più importanti della Campania come la Caianello-Benevento o la stessa Fondo Valle Isclero. Adesso anche il "palo della vergogna", una specie di semaforo appoato su di un palo di un paio di metri e mezzo nelle prospicenze di un distributore di carburanti su di un rettilineo di almeno 2km. Ma che senso ha posizionare il rilevamento elettronico tarato a 80kmh su di un'arteria nazionale a scorrimento veloce e per di più in un tratto dritto di oltre 2km? Quanto è legale "sparare" nel volto degli automobilisti un flash che potrebbe causare molte più vittime della stessa velocità che vuole controllare? Queste e tante altre domande ci sentiremmo di far rimbalzare sia all'ente locale istallatore come al Prefetto di Benevento e alla società Anas che gestisce il tratto in questione. Il turismo non bastava a fare cassa? 

Precisazione, doverosa: i "pali della vergogna" sulla
fondo valle sono 2 e non 1!

Il secondo è posizionato in una piazzola di sosta nel comune di Amorosi. La piazzola è a cavallo tra l'uscita per Telese Via S. Giovanni e l'entrata di Amorosi (prima del ponte Volturno). La piazzola è sul lato (direzione) Maddaloni. Entrambi gli autovelox sono di tipo traffipax, prendono in entrambi i sensi di marcia ed i sensori "immersi" nel manto stradale. Un terzo e un quarto autovelox di quel tipo saranno montati a breve. Il primo in prossimità dello svincolo per S. Agata, il secondo sul nuovo tratto appena aperto.
(
Vivitelese.it)

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venerdì, ottobre 26, 2007

Del Boca a Napoli: “Non ci sono giornalismi, non esistono giornalisti di serie A o serie B. Esiste una categoria che va difesa, tutelate, seguita nella sua connotazione naturale che è quella culturale”. Il presidente dell’Ordine Nazionale dei giornalisti Lorenzo Del Boca interviene a Napoli all’incontro organizzato e promosso dalla nuova lista “Giornalisti per la professione” candidata alle prossime elezioni del 28 e 29 ottobre per scegliere i delegati che prenderanno parte al congresso della FNSI.(fonte: giovanidelsud.it)

 

Egregio presidente Del Boca,

è pur vero che tra il dire ed il fare c’è di mezzo il mare, ma Lei evidentemente non è aggiornato sulla nostra professione in Campania. Dire che non esistono giornalisti di seria A o di serie B non è soltanto una fandonia, ma è la chiara volontà di nascondere una prassi morale, un modus vivendi, che sta portando il nostro mestiere alla deriva. E badi bene: non ho parlato di demagogia, anche se pare proprio che si tratti di quello.

Invece di riempirsi la bocca di parità e di tutele che in effetti non esistono e non sono mai esistite, perché non si occupa di quell’esercito sconfinato di giornalisti di serie C, D ed E che non hanno che mangiare, che non li vuole nessuno perché non hanno il santo in paradiso, che non hanno tessere di partito nelle tasche già bucate e che non possono contare sulla tutela di nessuno se non la propria e a proprie spese? Le si chiede troppo? Perché non va ad infilare il naso nel gotha dell’ordine regionale della Campania dove vivono sulle spalle dei contribuenti senza avere nemmeno la sensibilità di trattarti come una persona e non come un numero d’ordine? Perché il giornalismo italiano sta diventando tanto simile alla politica da quasi emularla? E’ mai possibile che i rapporti con le sfere alte della categoria professionale vadano mantenuti solo ed unicamente in vista di elezioni di qualsiasi genere? Io ad esempio, come giornalista non catalogato in nessuna serie perché inesistente, ma buono solo ad andare a votare o a pagare l’obolo annuale ad ordine e sindacato, vengo preso in considerazione da qualche rappresentante di Via Cappella Vecchia solo ed unicamente quando si ha bisogno del mio consenso elettorale, o quando non risulto essermi svuotato il portafogli per far campare loro. Le sembra giusto? Anch’io, come migliaia di colleghi campani come me, ho dei bisogni e delle necessità urgenti ed impellenti, ma io non ho il santino da mostrare innanzi alle porte di S. Pietro, né posso dire “mi manda Picone”. Io non ho mai avuto fortuna in questo lavoro che amo più d ogni altra cosa, e quel poco che sono riuscito  fare è stato solo grazie a imprese ciclopiche e rischi personali. Mica sono uno delle decine di redattori nullafacenti che mammarai napoletana ha sistemato (do ut des) a stipendio fisso dentro le mura di viale Marconi, né sono una delle tante (a questo punto mi rammarico di non essere nato donna) che sculettando a destra e a sinistra si son fatte spazio nel mondo dell’informazione regionale ed extraregionale.

Io appartengo a quella categoria di giornalisti che se inviano un curriculum non ricevono neppure risposta, a quella sfera di dimenticati ed abbandonati che neppure se si propongono ‘gratis et amore dei’ riescono a carpire un si subordinato o meno che sia;uno di quelli che se va da un politico per una raccomandazione, sbaglia sempre politico e non ottiene nulla se non aria fritta ceduta gratuitamente. D’altra parte vengo da Benevento, la patria della politicizzazione della categoria, il fulcro del sistema politica-informazione, il pianeta delle scimmie, dove se non ti batti il petto e ussi alla luna rossa, o sotto ad un campanile, Le assicuro che non succede nulla.

Allora, mi domando e dico: perché continuare a fantasticare ed idealizzare un mondo professionale che non esiste? Dov’è la giustizia, o la parità de diritti? Costa così tanto in termini pratici dire ad alta voce che chi è dentro è dentro e chi è fuori resta irrimediabilmente fuori?

Per non dirlo significa che il giornalismo vuole emulare la politica: illudere, sempre illudere, mai dare, solo ricevere. Questa è l’Italia della seconda repubblica,purtroppo.

Parola di uno che si è ustionato troppe volte e continua ad ustionarsi.

 

Rosario Lavorgna

Un giornalista di serie z

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mercoledì, ottobre 17, 2007

Napoli: Gli ultimi che non saranno mai i primi. 

Barboni, questo è comunemente l'appellativo che la società  cosiddetta civile ha dato loro, gli ultimi, quelli che per volontà  degli uomini non saranno mai primi, persone ai margini di un mondo luccicante, strofinato ogni giorno dalla mania di grandezza che contraddistingue questo terzo millennio. Ma per loro nulla, solo la strada e, di tanto in tanto, qualche spicciolo che scivola dalle mani di passanti ignari di quanta tristezza, malinconia e solitudine sprigiona quel corpo abbandonato e in attesa del trapasso a vita, certamente, più decente. Vivono tra i rifiuti delle nostre grandi città , ombre inermi dietro cassonetti, accovacciati agli angoli delle strade, in stazioni o metropolitane con gli sguardi persi nel vuoto di una vita che li ha rifiutati. 

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mercoledì, ottobre 17, 2007

Minhos de Rua a Napoli come a Rio.

Buttati per strada interi pomeriggi, e non hanno più di 5 o 6 anni. Le piazze della metropoli partenopea pullulano di ragazzini con le loro urla a squarcia gola in una lingua quasi incomprensibile con un pallone tra i piedi, i più tranquilli, gli altri a sparare tric trac e incendiare bidoni dell’immondizia.
I genitori, ovviamente, assenti, non hanno tempo di badare alla prole impegnati come sono nei loro traffici, nei loro affari, nei loro sollazzi.
Una vita indecente, una precarietà di affetto assurda ed ingiustificata, un indirizzamento troppo precoce alla vita di strada.
Se si considera anche il fatto che Napoli è la città italiana a più alto tasso di evasione scolastica, si comprende anche il motivo per cui i bambini di strada imparano presto la disaffezione per le regole sociali, la poca sopportazione delle leggi e chi è preposto a farle rispettare.
Un primo passo verso la delinquenza, in pratica, che poi giunge appena si prende coscienza della propria vita.
La famiglia, prima cellula della società per carta costituzionale, contribuisce per la stragrande maggioranza dei casi, a istituzionalizzare un regime di vita equivoco.
A contrastare questo degrado la scuola, sempre più impotente ed afflitta da problemi e disagi cronici, specie  Napoli.
Possono passare gli anni, i decenni o i secoli che Napoli resterà sempre la stessa, paralizzata in tradizioni uniche e immutabili.

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