Cosa rossa e rissosa: Diliberto, Mantovani e le Cento critiche a Fausto - Diliberto: “Fausto è moscio. Con quello che sta combinando Veltroni avremmo un’autostrada davanti a noi. Ma lui non brandisce la sciabola e neppure il fioretto”.
Il trend politico della sinistra arcobaleno era più che scontato, con un Bertinotti istituzionale che non piace nessuno a cominciare dai suoi radicali ed estremisti della falce e martello, fino ai Verdi del Pecoraro. Oliviero Diliberto, colui che in bocca non si tiene nulla, specialmente le critiche, lo dipinge come "moscio", in poche parole flaccido difronte agli suporati 'copia e incolla' di PD e PDL. Un Fausto irreversibilmente imborghesito da 20 mesi di presidenza della Camera dei Deputati, non rappresenta più il leader in lotta contro il capitalismo democristiano ed ex, filo americano e imperialista militarista convinto, a distanza di secoli, che la lotta operaia sia ancora una lotta di classe. Ma ciò che non si comprende, viceversa, il quel gran marasma rappreentato dalla sinistra unita (o disunita) nel fondamentalismo di una ideologia comune mancata, è che Bertinotti è in fondo l'unico uomo politico, l'unico comunista, convinto che la lezione statalista russa o cinese sia stata superata dal tempo, dallo spazio e, soprattutto dalle idee.






L'abbraccio danzante di Rutelli e Veltroni: un walzer già visto all'ombra del Cavaliere e dello scioperante per antonomasia.
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